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L'ULTIMOLIBRO
DI BRUNA SPAGNUOLO
S'INTITOLA
LE RADICI DELL'ERBA
:

LE RADICI DELL'ERBA

RECENSIONI e dintorni

PREMIO CITTà DI VALENZANO

PREMIO INSIEME NEL MONDO

PREMIO PANNUNZIO

gilgio africano

Il bush africano può riservare molte sorprese: alcune di esse sono

i fiori incredibili e rari, che cantano lodi al Creatore nell'oblio più totale, lontano

da occhi indiscreti.

 


fiume barche nigeria

fiume nigeria

Le radici dell’erba (titolo derivante da un'antica massima tribale africana) è un romanzo-saggio-libro di viaggio (o, se si preferisce, un saggio romanzato) rivolto a tutti coloro che dalla lettura si aspettano quel quid in più che li distragga e li acculturi allo stesso tempo, a tutti coloro che accantonerebbero, sbadigliando, un saggio e apprezzerebbero, invece, pagine/digressioni- approfondimenti relativi alle dimensioni geografiche (poiché, avendo poco tempo da dedicare alla lettura di qualità, cercano un “compromesso” valido tra il documentarsi e il rilassarsi).  È un’opera di nuova concezione, un libro-dossier romanzato adatto ai viaggiatori (globetrotters “fisici” o mentali) del terzo millennio (quelli che dalla lettura si aspettano il qualcosa di nuovo, la minuziosa descrizione delle usanze e dei riti, delle credenze e, in altre parole, delle civiltà primitive basate sulle economie autarchiche fatte di stenti e di ritualità visceralmente intrecciate con i ritmi della natura// quelli per i quali il romanzo non è ‘abbastanza’ dotto e il saggio lo è ‘troppo’ per essere considerato una “lettura”).

Esiste già il romanzo-non fiction, ma quest'opera si differenzia anche da esso ed è un nuovo 'genere'. È adatto alla società telematica (che ha già vissuto la sua età evolutiva e parte della sua giovinezza e che parla un’inter-lingua farcita dei termini stranieri e virtuali della civiltà inter-razziale).
Le radici dell'erba esula dalle aspettative editoriali 'canoniche'/ è una pubblicazione 'coraggiosa' nata per editori e lettori altrettanto “coraggiosi”. È ambientato in Africa; attraverso l'infanzia e parte della vita giovanile e adulta del protagonista, narra la storia di una minoranza etnica sconosciuta al mondo e ne schiude pratiche e rituali assolutamente 'inediti' (alcuni permeati di lirismo e di straordinaria elegia, altri improntati a una “primordialità” sconvolgente/ tutti imbevuti del fascino irresistibile che un tempo veniva chiamato “mal d’Africa”).
È un libro-campione che inizia il suo viaggio 'esplorativo' in un campo non ancora “inflazionato” e che dà il benvenuto, tra le sue pagine, soltanto a chi sappia innamorarsi del mondo e di tutti i suoi inquilini e sappia farsi magazzino di provviste-amicizia attraverso le quali guardare alle diversità (siano esse grandiosità gloriose o anche squallori).

 

C'ERA UNA VOLTA...
Ebenyinatabuchi.

Tutti lo chiamavano soltanto Ebenyin.
Era un bambino proprio come tutti gli
altri bambini.

Viveva in Africa, camminava
a piedi nudi, dormiva in una casa di terra
eletta a dimora anche da un uccello-aquila
e... da molti topolini (e persino dalle
formiche) e aveva un "soggiorno"
SENZA pareti, che... si chiamava itùo.
Di speciale aveva quel suo nome
straordinario, che significava "l'amore
di Dio" e la capacità di osservare tutto
e tutti e di invidiare gli uomini
adulti, perché potevano avvolgere i
loro fianchi nel bellissimo ocampe
(fatto di pregiato e robustissimo
tessuto ashoke) e perché non dovevano
andare a scuola. Ebenyin conduceva una
vita felice e avventurosa,

tra i suoi cari, il suo villaggio, il fiume,
la foresta e i raduni serali sotto le stelle, poi...
qualcosa di terribile accadde... qualcosa che
condizionò il resto della sua vita (infantile,
adolescenziale e adulta e...

fece da bussola a tutti i passi

futuri...

 

 

fiamme foresta

 

nigeria tramonto

Perchè non dimenticherà mai il falò che crepita

nel silenzio oscuro della notte,

in piena foresta

...?

 

 

 

Quali terribili misteri si
nascondono

prima nell'infanzia e poi
nell'adolescenza
e nell'età adulta

di Ebenyin...?

Perchè segue i ranghi dei guerrieri e fin dove...?

 

 

frangipane
Quali meraviglie
uniche al mondo
cantano nei suoi
occhi e nel suo
cuore? Quale
malia senza
eguali lo strega
tanto da
sconvolgergli
la vita
...?
 
SOTTO: le due facce del S E G N A L I B R O de Le radici dell'erba

S E G N A L I B R O: facciata 1 (sopra)/ facciata 2 (sotto)

NIGERIA- La Nigeria, a suo modo, è l'Africa più Africa che ci sia, lo dico e lo ripeto sempre. Quella è la Nigeria che il libro Le radici dell'erba canta / quella è la Nigeria che (con tutte le inclemenze climatiche, le desertificazioni, il formicaio umano non tutto censito, l'infanzia affidata alla Divina Provvidenza come gli evangelici "uccelli del cielo e fiori del campo", i paradossi-tragedie e i crimini inenarrabili di cui emergono soltanto le punte più aguzze) s'incista nel respiro e vi deposita mulinelli di bambini innocenti (belli come i girotondi ingenui e felici/vestiti di cenci e affamati/confusi e soli ai bordi delle strade: piccoli Gesù crocifissi redivivi ignorati- maltrattati- usati- abusati e... storpiati per l'accattonaggio bieco).
NIGERIA ITALIANA- Conosco dei ragazzi nigeriani, in Italia. Quattro di loro vengono al mio cancello, da varie parti della Lombardia, con frequenza almeno mensile, sperando che io sia tornata dall'Africa. Vedendo che, finalmente, la mia porta si apriva e che io uscivo e lo raggiungevo, al cancello, di recente, il giovane Monday si è messo a saltare come un bambino e poi si è messo a piangere di gioia. Mi sono commossa anch'io. C'era più della gioia di essere trattato da essere umano e non da vu' cumbrà, di ricevere del denaro e delle provviste, in quella reazione: c'era la dignità ritrovata di chi si sentisse a casa in terra straniera/ a casa, per il breve tempo di uno scambio di parole alla pari con qualcuno che, in qualche modo, è "nigeriano" abbastanza da amare la Nigeria (come una terra dai sapori e dagli odori familiari) e i suoi abitanti (come fratelli e come "vicini" della porta "accanto" a quella abitata dal cuore avvezzo all'amore universale). Un altro ragazzo di nome Tuesday, invece, ha manifestato la gioia di trovarmi a casa, dopo mesi di passaggi davanti alla mia porta chiusa e indifferente, con una espressione troppo compita. Ha accettato il dono in denaro e il sacchetto con frutta, dolci e cibarie e ha fatto fatica a voltarsi e ad andarsene. Gli ho domandato che cosa lo preoccupasse e ho capito che era quello che aspettava: ha sorriso e mi ha detto di essere in pensiero per la sua famiglia ("perché le elezioni, in Nigeria, non passano mai senza sgozzamenti e mattanze varie"). "Ho detto a mia madre e a mio padre, per telefono: 'Andatevene al villaggio e restate là, nel bush, fino a quando il clima elettorale sarà finito'. Spero che mi ascoltino", mi ha detto, aspettandosi parole rassicuranti. Ho notato che sfiorava la corona del rosario che portava al collo. Ho sorriso e detto le cose cui il cristiano africano è sensibile. E' andato via rassicurato e mi ha lasciato negli occhi un'immagine infagottata (negl'indumenti invernali) che trova patria soltanto nel grido senza voce della nostalgia per il suo mondo africano..., "Quanti Ebenyin", ho pensato, "sognano di riabbracciare la madre, di tornare al villaggio, di veder rinascere l'Africa...".

AFRICA ITALIANA- Nessuno si domanda come mai il giovane Africano di turno giri per le vie dell'Italia, ma... c'è sempre una ragione grave. Friday mi ha confidato la sua. Gli ho domandato se avesse nostalgia della sua terra. Ha contratto il viso in uno spasimo di dolore quasi fisico, che mi ha raggiunto come un pugno al petto. Ho pensato di aiutarlo a pagarsi il biglietto del ritorno a casa (a costo di rinunciare a qualcosa di importante). Non avevo capito nulla. Mi ha detto: "I soldi del biglietto li risparmierei, in qualche modo, non importa in quanto tempo, non è quello il problema". Aveva un'espressione dolente. "Non capisco", gli ho detto. Lui si è scoperto il braccio e mi ha mostrato una cicatrice terribile: "Non posso tornare; se torno mi uccidono. Mi hanno individuato e perseguitato durante le scorse elezioni. Mi sono salvato per miracolo. Devo restare lontano, se voglio vivere. Non importa se giro come un mendicante e non importa neppure a mia madre, che preferisce avere un figlio mendicante e vivo in Italia, piuttosto che un figlio dignitoso morto in Nigeria. Potrei tornare nella mia nazione, ma in altro Stato, non nel mio***. Sarei comunque uno straniero con usanze e lingua diversa e sarei lontano dai miei cari, tanto vale che me ne stia qui. Il freddo è la cosa che mi pesa di più, qui da voi. L'inverno è davvero un tempo duro da passare, ma... mi ci abituerò".

-EBENYIN IN ITALIA-
Africa , per me, è anche questo: dialogo, sia pure frettoloso, sul cancello di casa, con coloro che trovano conforto nella semplice consapevolezza che io possa posare i piedi sulla terra che loro sognano e che non è madre abbastanza da accoglierli nell'abbraccio che ha nome "patria". Africa è anche vedere in ogni giovane Africano invisibile agl'Italiani un Ebenyin ferito da un esilio fatto di lontananza spinosa e, spesso, di laceranti crisi di identità.

***

SCRIVERE- Scrivere... (perché/ per chi/ per che cosa/ di che cosa...). Tutte le ore di sacrificio e fatica/ tutte le ore di immobilità e di stanchezza/ tutte le ore passate in solitudine, davanti a una tastiera- la "penna" fantascientifica del terzo millennio- a che pro... Me lo domando nelle notti di lavoro/ nei giorni di isolamento dal resto del mondo (che corre, va in giro, si diverte, s'incontra, si aggrega)/ me lo domando quando la fase di vita vissuta a fil di pensiero e di anima (con- per- dentro la parola scritta e i suoi mondi e i suoi personaggi) finisce e mi trovo a dover decidere il destino dell'oggetto- libro e a doverlo condividere con il mondo esterno (ovvero a dover subire l'impatto con l'editoria). Quella è la fase che, se potessi, eviterei volentieri/ la fase che, per me, è una vera violenza (per il semplice fatto che mi distoglie dal mondo interiore e mi costringe a farmi di gomma all'interno di quello esteriore). Arriva sempre la fase in cui occorre subire quella terribile cosa che l'editoria contemporanea chiama editing e che costringe chi scrive a dover vigilare perché qualcun altro non infili nel suo testo "cose" che eviterebbe volentieri di firmare. Quella è la fase in cui rimpiango i tempi belli degli "amanuensi" della tipografia d'elite, che componevano il testo a mano, con caratteri di piombo (nel rispetto quasi "religioso" dell'opera originale).

SCRIVERE è come VIAGGIARE/ come volare/ come trasferirsi nel mondo micro e macro e come entrare nei pensieri fluttuanti universali e nell'essenza stessa della vita (e della morte). SCRIVERE è beatitudine e dannazione (nella misura in cui il verbo viaggia per vie tortuose e buie o luminose e limpide come i voli degli angeli). Scrivere è come farsi crescere le ali e, a tratti, come inciampare nel liquido cemento e in esso rimanere intrappolati.
Scrivere è essere (nei volti e nelle cose/ nei mondi e negli sguardi/ nelle trasparenze e nelle opacità/ nelle evanescenze e nelle dissolvenze/ nelle meraviglie e nell'abiezione). Scrivere è esistere senza mai più potersi appartenere (perché scrivere non è il gesto della mano che digita le parole: è uno stato/ è un modo di vivere/ è un habitus vivendi che viene da lontano, portando con sé voci e atmosfere/ percezioni e sensazioni/ sentori e richiami/ paesaggi e stagioni/ canti e pianti e identità in cerca di intuizioni- amore da abitare e di giustizie- amicizia da colonizzare). Scrivere è sana follia (e, non di rado anche, mancanza assoluta di forza gravitazionale: là/ dove/ quando il peso dei corpi- materia si fa entropia pura e grido del silenzio ferito da discrepanze- crepacci disumani).
Bruna Spagnuolo

Il © di questa pagina è di Bruna Spagnuolo: se desideri stralciare qualche frase, non dimenticare di citarne la fonte (ma sicuramente non hai bisogno di questo avvertimento, perché già sai che il plagio non è nobile e neppure dignitoso e, per di più, è punito dalla legge).

Il © delle foto (datate e già pubblicate) è di G. ferrara / uso e copia sono vietati

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


LEGGERE è UNA COSA MERAVIGLIOSA
...

VUOL DIRE CONOSCERE IL MONDO.
LEGGERE INSEGNA:
Là DOVE NON SI POSSONO DISEGNARE I PROPRI PASSI
SI POSSONO INCIDERE LE ORME DEI PENSIERI

(CON LE PAROLE DI UNA RIGA/ LE RIGHE DI UNA PAGINA/ LE PAGINE DI UN LIBRO...).

UN LIBRO è UN AMICO CHE CI PRENDE PER MANO
E...
CON AMORE INFINITO CI SVELA I SEGRETI
DEL MONDO VICINO E LONTANO
(NELL'INTERO UNIVERSO)
...

UN LIBRO
è

LA VOCE MATERNA
DELLE NENIE PIù BELLE
,
LA PAZIENZA AMOREVOLE
DEI NONNI PIù DOLCI E PIù SAGGI,

LA MUSICA DEL VENTO
CHE ARPEGGIA IN UN CANNETO,
LA LUCE DELLA LUNA CHE BAGNA D'INCANTO
LE NOTTI STELLATE E LIMPIDE
DEI SELVAGGI LUOGHI,

L'ECO DELLA MONTAGNA ALTERA
(CHE DI NOI è IGNARA E CHE CI UBRIACA DI STAGIONI),
LA MANO SAPIENTE E INSTANCABILE
CHE SCHIUDE I FORZIERI DELL'IGNOTO,
LO ZAINO MAGICO E IMMENSO
DEL VIAGGIATORE
INNAMORATO DEL CREATO
...

Bruna Spagnuolo

SOTTO: SEGNALIBRO (RISTAMPA)

segnalibro secondo 1

segnalibro secondo 2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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