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Dell’inconscio collettivo gli alfabeti-nebbie (esalate dall’ombra dei Caronte replicanti
di tempi bui e senza Dio)
narra l’inchiostro ferito (ansioso di isole sicure),
 paventando gli eserciti mercenari
e gli agguati assassini tesi alle verità ingenue e alle innocenze
( intrappolate in grovigli vecchi e
nuovi di pastoie mortali travestite).
 Le parole (impronte di neve
silenziosa della mente) sognano
di fugare le spine (delle matasse
di buio) e di mappare il cielo
(perché chi ha occhi per vedere
veda/chi ha recchie per sentire senta/
chi ha mani per aiutare aiuti/chi ha bocca per gridare gridi
 e chi ha sorrisi da mettere a dimora
coltivi le spighe della sopravvivenza).
Scrivere parole-sestante getterà semi di Amicizia (?) e il vento li porterà dove
l’intelligenza assediata (da paludi confuse)
attende la schiusa dei gradini-varchi
salvanti…

(?)

 bruna spagnuolo