UMANITA'
R E L I G I O N E
 
. TRASCENDENZA
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E... GLI ARGINI INFRANTI CHE GRIDANO
OVE E SE
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MAMMONA

TENTA

DI

SPACCIARSI

PER

DIO

"NON DI SOLO PANE VIVE L'UOMO..."

CI

SONO

LUOGHI

COME LOURDES E FATIMA

CHE DELLA RICERCA DI DIO SI FANNO PATRIA E DELLA SUA PRESENZA

VERI E PROPRI
ASTRI ACCECANTI

PELLEGRINAGGI E PELLEGRINI- Ho domandato a varie persone che cosa sia il pellegrinaggio per loro e, dalle risposte, deduco che buona parte della gente percepisca tale esperienza e le sue mete come una dimensione in cui il pellegrino diventi un credente “praticante” almeno per la durata del pellegrinaggio e che i “pellegrini” di turno la vivano come qualcosa di “bello” e di “straordinario” che sia sganciato dalla realtà quotidiana e più simile a una parentesi quasi irreale che alla vita vera. La dimensione ideale, in cui il pellegrino fa una verifica della sua realtà di figlio di Dio e dei “canali” attraverso cui la guida della Santa Vergine e la voce di Dio fanno da cardine alla sua vita “spicciola” del sempre quotidiano, pare essere appannaggio degli “addetti ai lavori”, ovvero di coloro che lavorano nelle “messi del Signore”. Non sarebbe male veder giungere una nuova alba priva di dicotomia tra credenti “praticanti” e “non praticanti”, “Religiosi” e “secolari”, lingua letteraria propriamente detta e lingua “religiosa”.      
La percezione individuale del pellegrinaggio e delle sue mete ha un’importanza relativa, però, perché il fenomeno dei viaggi verso i luoghi delle apparizioni è qualcosa di più, qualcosa che va oltre la percezione del singolo e delle folle. Ogni meta di pellegrinaggio e di preghiera è un pianeta, in cui l’afflusso dei fedeli, concentrando in un particolare punto della terra contemporaneamente il potenziale pregante di migliaia di persone ogni giorno e di milioni di persone negli anni, crea un polo potente di ansito soprannaturale che è come un magnete del bene e, quindi, di Dio. Anche le caratteristiche (come la geografia umana) del luogo rientrano tra le “identità” di ogni santuario che, con i fiumi oranti quotidiani, sono impulso rinnovato del sistema circolatorio della Grazia all’interno del Corpo Mistico e crogiuolo dal quale si dirama ai singoli e alle masse e fa da guida al mondo che brancola nel buio. Ciò vale più che mai per certe dimensioni mariane, che sono molte cose insieme e, per rendersene conto, occorre immergersi fisicamente nelle dimensioni geografiche di riferimento, nelle molte ramificazioni che ne fanno dei santuari mariani e nelle molte sfaccettature delle loro atmosfere (in cui l’eterogeneo “materiale” umano mondiale diventa l’omogenea folla pellegrina che si sveste della frammentarietà particolare e indossa quella sorta di musica che è “mariana” soltanto). Qualche tempo fa non avrei trattato questo argomento, perché non rientrava affatto tra i pensieri che affollavano la mia mente e perché non avrei avuto, forse, il coraggio di investirvi le energie necessarie. Affrontare, infatti, un simile argomento e volerne sviluppare almeno qualche aspetto è come scalare il massiccio imalaiano. È impresa mastodontica e faticosa (più per “spessore” che per dimensioni) e porta a dover fare i conti con l’impressione di sentirsi scivolare nel bel mezzo di una frattura fastidiosa tra l’inconsapevole animo pellegrino (che ama rvisitare il silenzio parlante dei luoghi mariani) e la mente scrivente (che deve smembrare il “viaggio” visivo/ uditivo/ olfattivo/ tattile, ovvero umano e cioè sensoriale, e ricomporlo in un affresco che s’involi verso il divino). Ciò richiede tutti i passaggi di un vero e proprio dipinto (dallo schizzo mentale a quello visibile su tela, alla campitura sostanziale delle mestiche e dei colori, alle sfumature che, infine, permetteranno il riscontro delle impressioni globali, e agli effetti-wonder insiti nei ritocchi-tampone che permettono la comparsa delle nuvole e delle nebbioline sottili). Ultima, enorme e quasi insuperabile difficoltà è il doversi svestire delle vesti “scriventi” solite e il dover scardinare le strutture portanti delle inchieste abituali condotte senza troppi complimenti (all’insegna delle valutazioni nude e crude spiattellate a chi di dovere). Accingersi a trattare un “soggetto” religioso non è cosa da fare a cuor leggero e non è, assolutamente mai, un gesto da compiere con la superficialità che caratterizza la nostra era dei Media e della tecnologia. Tutti sono immersi nella “informazione”, oggi, ovvero sono bombardati dalle onde concentriche ininterrotte di tutto ciò che accade nel vicino e nel lontano mondo “circostante” (che si è esteso dalle pareti delle case alle città, alle regioni, alla nazione, alle nazioni, ai continenti e al mondo). Ciò vuol dire che adulti, bambini e vecchi vengono raggiunti dall’impatto devastante che il male globalizzato lancia senza limiti di danno. Accedere a internet e digitare un nome, sui motori di ricerca, oggigiorno, equivale a veder comparire ogni sorta di “notizia” sul nome digitato e poter esprimere, lì per lì, senza troppa riflessione e senza alcuno scrupolo di coscienza, il proprio parere. Ciò caratterizza l’era dei “navigatori” telematici e dei creatori senza rimorsi dei “mostri” serviti all’opinione pubblica ipso facto. È un’abitudine deleteria, che porta a “giustiziare” persone, valori, principi e buonsenso all’insegna dell’umore del momento (senza pensare alla necessità di “vaglio” del materiale indiscriminato che il net pesca alla rinfusa/ senza rendersi conto delle conseguenze con cui gli “sfoghi” verbali o epistolari possono allargarsi a macchia d’olio e ricadere sulle teste “incriminate” di turno/ senza preoccuparsi del fatto che le nefandezze sbandierate possono abbattersi sulla psiche ancora labile degli adolescenti e dei bambini).
Gli esseri umani del terzo millennio dimenticano il bene e il male, dimenticano la prudenza, dimenticano sia Dio che il diavolo e tendono soltanto a bucare la barriera dell’anonimato (per avere “visibilità“ mediatica, sia pure sacrificando valori importanti, nelle varie trasmissioni tv, utli- inutili- normali o spazzatura che siano). La conseguenza è una gran confusione, in cui l’amore per la giustizia e per la verità non trova patria, perché assenti sono i passi del Nazareno da accogliere, sfamare, dissetare, ascoltare, seguire/ assenti sono i propositi di servire, innanzitutto, Dio e, in subordine, amare “il prossimo” come se stessi. I luoghi in cui la luce di Dio si fa sorgente possente e doviziosa sono, oggi più che mai, perciò, da sbandierare come vessilli e da disseminare come sorgenti e talee germinanti della preghiera e dell’amicizia tra fratelli. I luoghi consacrati al culto mariano sono le più luminose tra tali sorgenti-talee della Luce di Dio e della pace.
Scrivere è, normalmente, per me, facile (e non finirò mai di lodare Dio per questo). Scrivere dei luoghi di preghiera non lo è, non lo è affatto, perché rientra tra i gesti cui l’essere umano deve accingersi nella consapevolezza di seguire l’orma incisa da Cristo sui sentieri delle sue predicazioni evangeliche. Piegare il capo, in umiltà profonda, è, allora, un dovere e tentare percorsi-parole utili è un’ardua impresa realizzabile soltanto con la guida dell’Angelo custode e la benevolenza della Vergine Maria.
Qualcuno dice che la Madonna chiami i suoi pellegrini e che soltanto “i chiamati” vadano in pellegrinaggio nei luoghi delle sue apparizioni. Io credo che la Santa Vergine chiami tutti i suoi figli e non uno di meno e… che il fatto che soltanto alcuni riescano a fare spazio per le orecchie dell’anima (nel tramestio della vita frettolosa piena di esigenze corporali), a sentirne la voce fatta di attesa paziente e di Amore senza fine e a rispondere non voglia dire assolutamente che gli altri, coloro che non rispondono, non vengano chiamati (al contrario...). Il solo pensiero di quella Voce chiamante mi commuove e mi riempie di un’emozione che più intensa e incontenibile diviene a misura dell’idea che possa chiamare il mio nome. Chiama come una chioccia chiama i suoi pulcini, la Madre Celeste, e gli esseri umani non la sentono e, se la sentono, dimenticano che la dolce voce di Maria è l’eco del richiamo negletto del suo diletto Figlio. È a Lui che Ella chiama gli uomini, è a Lui che li avvicina e li guida: come formiche piccole e smarrite, gli uomini s’industriano tra le immensità del creato, di cui non vedono che spezzoni incompleti e lontani dal disegno globale, dimentichi del Creatore del tutto e della meta finale di ogni loro respiro. Maria, che li ama, li chiama, li scuote, li sprona, perché si sveglino dal coma dell’anima e si cingano i fianchi per le scalate nobilitanti cui sono destinati, ma, affette da una sordità spaventosa, intere popolazioni si avvolgono nel fragore delle guerre e persino degli stermini. Intercede per loro presso Suo Figlio, la Madonna, piange e a Lui li affida, a Lui che, come a Cana, non sa ignorare le preghiere della Madre, poi si fa segno visibile agli occhi umani: si mostra alle anime più semplici ancora dotate di innocenza e di vicinanza tra la vista materiale e quella spirituale.
Le apparizioni della Vergine sono veri e propri soli accecanti dell’Amore di Dio per gli uomini. I luoghi in cui avvengono sono vere e proprie fabbriche della preghiera, attraverso cui la Grazia Divina si fa eredità salvifica e tesoro - ricchezza immensa capace di trasfomare i debiti dell’umanità in crediti e di lavare con La Luce di Dio il buio del peccato.
I luoghi del culto Mariano chiamano alla preghiera i singoli e le masse. Alcuni di essi estendono il loro richiamo fino a distanze mondiali e giungono ai singoli per vie che, nella loro similitudine, si plasmano in modi del tutto individuali e unici. Ogni località mariana visitata diviene, per ognuno dei fedeli, il “suo” pellegrinaggio personale e “la” sua tappa irripetibile delle grazie da chiedere, delle preghiere da recitare/ delle parole da dire alla Madre del cielo che lì aleggia e respira/ delle intuizioni-conforto e dei segni tangibili dell’Amore di Dio che, attraverso l’intercessione di Maria si materializza nei miracoli (più o meno visibili/ più o meno grandi/ più o meno corporali e sempre copiosi e magnifici nel nascondimento del cuore).
Ogni pellegrino definisce “sua” la dimensione mariana dalla quale si è sentito “chiamato” e non sbaglia. Non sbaglia chi dice “la mia Lourdes”/ “la mia Fatima”, eccetera, riferendosi ai santuari in cui, raccogliendosi in preghiera, ha trovato in sé il luogo dell’incontro e le parole del dialogo a cuore aperto con la Madre di Dio e madre di ogni uomo. Non sbaglia, perché appartiene al singolo il luogo oltre-palpebre, che è unico, per suoni- colori- emozioni- dialoghi. Gli uomini non sanno che ogni creatura umana ha, in sé, un luogo d’elezione in cui la voce di Dio parla con echi di paradiso e in cui la pace fiduciosa, radiosa e perfetta ha la sua patria. La Madonna crea le oasi della preghiera, che è la messaggera di pace per eccellenza, per insegnare agli uomini la via di quel luogo nascosto nelle loro anime. Abituati a decodificare con gli occhi corporali il mondo che li riguarda, gli esseri umani non abituati alla vita ascetica identificano l’appagamento dell’ansia d’Amore del loro mondo interiore con il luogo mariano di riferimento, eleggendolo a sede di dialogo e d’incontro con la Madonna e con Dio. Ponendosi come alter ego del “luogo” dell’anima che ospita la voce di Dio, ogni santuario è percepito dal singolo pellegrino come luogo personale d’incontro tra Dio e i pensieri-i bisogni-le richieste-le confessioni-i segreti che sono suoi e suoi soltanto; ecco perché può divenire tranquillamente “mio”/ “tuo”/ “suo”/”nostro”/”vostro”/”loro”.

LOURDES
Il pianeta orante chiamato Lourdes, perciò, è divenuto “la mia Lourdes” (non quella urbi et orbi nota, ma quella che è entrata nella mia percezione e che vive ormai in me e con me). Non ne sapevo molto, fino a quando, durante un’estate di circa diciotto anni fa, non mi ci recai, insieme al mio diciottenne figlio, con un piccolo gruppo parrocchiale di Omate-Agrate guidato da don Michele Longatti e dalla compianta superiora Sr Maria (un’anima bella/una persona dolce, mite, meravigliosa e umile più di qualunque creatura umana ch’io conosca). Non ero preparata agli alti Pirenei, né alla cittadina, a misura di grande paese abbarbicato ai monti come un bambino alle braccia materne.  
Mi conquistarono le suasioni storiche legate ai passi di Santa Bernadette (incisi nell’aria come in ogni cosa e in ogni luogo noto e ignoto, di quello che mi apparve e mi conglobò come un pianeta dall’aria montana e dalla dimensione che esula dai confini geografici).
La prima cosa che pensai, giungendovi, fu: “Vivere in un luogo in cui persino gli alberghi portano nomi come ‘Cristo Re’ deve essere meraviglioso, perché il male non vi troverà patria”. Tutti i luoghi, in Lourdes, mi avvolsero in una sorta di eco di preghiera (simile al fruscio lontano di ali in volo) e mi fecero sentire come seguita dal passo (leggero come un sospiro) di Bernadette. Il santuario, la collina della Via Crucis, la grande spianata piena di gente orante… sono ricordi che non possono essere dimenticati e che fanno di Lourdes la patria della preghiera, la spina nel fianco dei nemici di Dio, l’alveare delle api virtuose che seguono la voce della Mamma Celeste e che sorreggono il mondo perché non cada nel burrone. Ho amato tutto di Lourdes e il solo pensiero della sua esistenza mi è di conforto e mi fa vedere il mondo con occhi più sereni. Uno, però, è il ricordo che si fa casa per la mia anima e che non la lascia mai: quello della fiaccolata all’imbrunire, che si perpetua nel tempo, per tutti e per ognuno, ora come allora. Sono individualità quelle che giungono da ogni dove e si assiepano attorno agli stendardi dei loro luoghi di origine. Sono ancora individualità quelle che innalzano le fiaccole accese e si avviano cantando e sono ancora individui singoli quelli che ascoltano la voce che dà loro il benevnuto, in tutte le lingue e che, dicendo: “Chiunque tu sia, da dovunque tu venga, benvenuto!” li congloba in un abbraccio dolce come il soffio dell’aria e il mormorio della Guave. Il canto unanime unisce i pellegrini, che sfilano lungo il fiume (calpestando una riva con i propri piedi e sfiorando l’altra riva con le ruote delle carrozzelle…). Gli stendardi e le bandiere oscillano sopra le teste, ma la folla non li vede più. Diventa una marea umana con una sola voce e una sola identità: uno stuolo di consanguinei figli di Maria. Quella sensazione è più facile da provare che da capire. Il pellegrino sa chi è, mentre va a raggiungere i gruppi vari, provenienti da parti impensabili del mondo. Si preoccupa di vedere dove sono “i suoi” e si ripromette di non perderli durante la formazione del corteo, poi, man mano che la processione cresce, la marea dei corpi umani si fonde con la marea delle anime e fa della folla una sola entità. Ogni pellegrino, allora, dimentica chi è e da dove viene, perde di vista tutto fuorché le fiaccole a Maria innalzate e le voci come altrettante fiaccole sfoderate nelle lodi, nei saluti, nelle implorazioni, nelle dichiarazioni d’amore alla Santa Vergine. I vessilli cessano di avere significato, a quel punto. Nessuno ha più coscienza dell’identità precisa del vicino. Tutti sanno soltanto di essere dove vogliono essere, insieme a un numero esorbitante di fratelli che si sentono allo stesso modo. Quella folla diventa, nel crepuscolo dolce e lirico, la rappresentanza dell’umanità non più sparpagliata, non più in guerra, non più ferita, non più menomata dalle lotte fratricide, non più capace di trappole mortali ad altri figli di Dio indirizzate. Il cielo, che si tinge di sera incombente, si prepara ad accogliere le brume della notte, senza più paura, allora. Le voci si fanno nitide, calde e piene di dolcezza e i cuori si fanno magazzini (colmi fino a straripare) dei raggi di un sole che si chiama speranza.
Lourdes non è più Lourdes, quando ciò accade, ma la patria della Mamma del piccolo uomo che, da solo, lontano dal vigile cuore materno, è capace di misfatti e di miserie indicibili, ma che, nell’abbraccio di Maria, scopre la sua parentela divina e se ne fa erede
.

 

LA DIMENSIONE TRASCENDENTE, DA SEMPRE E PER SEMPRE, HA SEDOTTO/ SEDUCE/ SEDURRà IL CUORE DELL'UOMO.

L'ANSIA DI DIO E L'ASPIRAZIONE AL RAPPORTO FILIALE CON LUI è SCRITTA NELL'ANIMO DEL SINGOLO E DELLE MASSE E VI RIMANE INCISA (ANCHE QUANDO è DORMIENTE), IN ATTESA DELLA SCHIUSA DI COVATE (SIA PURE IGNARE) DEI SENTIERI IMPERSCRUTABILI STRETTAMENTE AVVOLTI ATTORNO ALLA SCULTURA DEI GIORNI NON ANCORA NATI (E DELL'ATTESA DEI RISVEGLI CONSAPEVOLI FATTI DELLO STUPORE APPAGATO -CHE PUO' NASCERE SOLTANTO DALLA SCOPERTA DEI SENTIERI DEL CREATORE E DALLA SCELTA DI ESSI COME CASA).

MOLTE SONO LE VIE ATTRAVERSO CUI IL SINGOLO UOMO E GL'INFINITI POPOLI DELLA TERRA SI RAPPORTANO A DIO.
MOLTI SONO I NOMI CON CUI GLI UOMINI CHIAMANO DIO,
MA NON C'è POPOLO CHE NON SENTA DIO COME PADRE E/O CHE NON ABBIA DIMENSIONE
(SPIRITUALE O SOCIALE) RELIGIOSA.

L'UOMO è A CASA SOLTANTO QUANDO NON ROMPE LA SUA AMICIZIA CON DIO (ALTRIMENTI, PROPRIO COME CAINO, GEME, RAMINGO, PER VALLI INNUMEREVOLI E BUIE, ABITATO DALL'INQUIETUDINE E DAL DOLORE/ PRIVO DI LETIZIA ILLUMINATA E... DI PACE).

LA RELIGIOSITà GENUINA (INTESA COME RICERCA DI DIO E COME ESPRESSIONE AUTENTICA DELLA FIGLIOLANZA UMANA VERSO DIO) è A CASA IN QUESTA PAGINA.
NON VI SI NEGA, PERò, ASILO ALLE "PERIPEZIE" LEGATE AI DISSIDI INTERIORI (CHE, CON LA RICERCA DI DIO SONO IMPARENTATE)