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POESIA


Il © di questa pagina e di tutto il blog è di bruna Spagnuolo
Uso e copia non autorizzato del materiale sono vietati
(il plagio è punito dalla legge)

Villaggi si sfogliano come rondini di mare
e scosse di assestamento attendono la schiusa
(famiglie intere abbandonano il nido).
Hanno vangato le profondità per seppellirvi l'invisibile
(i genitori proteggono i piccoli non sanno da che cosa).
Su un milione di metri cubi di terra
batuffoli vivi sfuggono a volpi artiche
(dalle viscere buie qualcuno è uscito vivo).
Sassi-cadaveri-evasioni svolazzano su schermi
di foreste aggredite e acque violentate
(se il girfalco trova nidi sinceri vi riporta
la stagione degli amori).
Inverni-primavere imbrogliano le sterne codalunga
(la neve disdegna strane scogliere e il petrello
bianco danza specchi di attesa).
Vittime indifese sorridono a foche-leopardo
(i covanelli violetti rabbrividiscono
sulla tomba della renna morta).
La pernice bianca sogna timidi corteggiamenti
(e cade, salvando corvi imperiali).
L'orso bianco è un killer e vive di escrementi
(le urie volanti incontrano fauci inattese).
Il gabbiano d'avorio nevica su rocce nere pungenti
(succulenti germogli di salice-nano non sanno più spuntare).
Lo zivolo delle nevi cerca anfratti sicuri
(candidi piumaggi cadono per cicli biologici legati al calore).
Solo il pinguino imperatore conquista gelide trasparenze
(il sole non sorgerà sulle campanule artiche e sui papaveri gialli).
Abita ancora l'uomo i corpi addormentati
su finestre cieche

...
(?)
Il PRESENTE testo introduttivo, di B. S., è la traduzione di un testo spagnolo, la cui provenienza è citata a metà pagina, più in basso.

 

Da Interspazi (libro di poesia di Bruna Spagnuolo-1986):  

 "Giungano collane di aspettazione bambina,
a srotolare tesori in carta di giornale,
rovistando tra memorie di giorni nuovi
e senrine ventose disperdano predoni senza scrupoli
in vivai di stévie autogene rigeneranti"


I testi sottostanti provengono da ANGELI IN GINOCCHIO (opera in quattro volumi- di Bruna Spagnuolo)

L'amicizia con la terra (estratto dal volume Virgilia) :

“Gli azzurri fiori di cicoria, sembrano stelle cadute….
(se le porto nella vecchia casa silenziosa, le vedrò divenire morta inconsistenza incolore
(?)
Grappoli di mele e piccole prugne verdi succose,
accoccolatevi con me all’angolo di antiche memorie natìe
(sentite? Sono in concerto le piccole creature: si accordano come orchestre dirette da un’arcana mano di vento…).
Lasciatemi capitalizzare il silenzio che proietta il finito nell’infinito…
(temo l’arrivo dei rombi e delle voci).
Se riempio gli occhi di voli, ne colmerò la mente da scoppiare?
(Voglio sedermi a tessere le trame di quella finestra aperta sull’universo stupito).
Come irrinunciabili fili di un tessuto pregiato, accarezzerò i profili di ogni angolazione
e li stiverò nell’immenso telaio di quest’orizzonte giovane e vecchio
di declivi erbosi, di vie fiancheggiate dai rovi, di querce, di farnie, di campi in attesa del giogo e dei buoi,
di mulattiere già coperte d’erba che s’insinuano nei cespugli che prima non c’erano,
di boschi bruciati e a festa vestiti dal nuovo manto
di giovane verde a macchia riformato…
(se torni all’amicizia con la terra, non rubarmi le concentrazioni da lungo tempo attese).

Che fresca l’ombra che sfiora la metà del corpo non bagnata di sole!
Scende il profilo obliquo semicurvo del timpone, a incontrare,
con una breve sovrapposizione di fosso,
l’altro profilo che gli nasce dietro
e che risale, bicrestato, rotondo e poi quasi pianeggiante,
alle aie delle nozze festeggiate tra danze e pioggia di musica di grano,
al di sopra della compattezza dei castegneti dalla fitta chioma secolare…”

***

Inimicizie senza quartiere (estratto dal volume Virgilia):

“Parole-viaggi e viaggi-parole
(sono tappe obbligate… a sorpresa…).
Le vie di fuga si chiudono
(su questa cima, una casa e una quercia dalla grande ombra
si stagliano contro il cielo).
La mulattiera, ferita da secoli di passi mattinieri,
esce dalla macchia e ne porta i brandelli fino ai gradini della soglia
(la casa l’accoglie come guado della piena dei ricordi…).
Sul crestone, le onde boscose
si alternano
con ombre nere leggermente infossate
(nel cuore della montagna
lievitano le strategie di verde dei monti sinuosi).
Le timpe argillose, i rilievi boscosi e le calve radure della cima di fondo
vestono di ombre sfumate la loro ascesa verso il cuore del Pollino
(sotto Chiaromonte, il Sinni gioca a nascondino
con contingenti invincibili di inarrestabili assenze).
Disabitate, le manche, intorno alla fontana,
danzano con dissolvenze di asini, barili, orti
e contadini intenti a seminare, irrigare, sarchiare e mietere il loro sudore
(vuote di moto e di voci, le aie
confortano i casolari tristi, incancreniti dalle intemperie).
La presenza toccante dei ricordi tenaci
si stende sul tetto diroccato
e negozia tregue con le inclemenze degl’inverni nevosi e dei venti imperiosi
(gli scheletri neri degli alberi bruciati feriscono il verde rinato
della sterpaglia abbandonata).
Le strade si aprono come graffi nel limbo delle antiche messi d’oro bandite
(due terreni combacianti additano la loro nudità indifesa a un palo dell’alta tensione
e invocano l’ombra antica dell’unica grande quercia ad esso sacrificata).
L’ira spazza i mercati della mente, in cerca di inimicizie senza quartiere
nei confronti del prototipo del bipede più ottuso del creato .”

Il tipo d’uomo che, avendo a disposizione chilometri quadrati di terreno senza alberi, può commettere la vergogna di scegliere di tagliare la sola quercia esistente, per far posto a un palo dell’alta tensione; il tipo d’uomo che, per non affaticare le sue membra non si reca a controllare chi non ha qualifiche per gestire il patrimonio naturale dell’umanità

Troppo per un cuore solo (da Virgilia):

Alberi bianchi, alberi spinosi, alberi di un ventoso rosa tenue o di un orgoglioso rosa arrossato
si alternano a barbe di piantaggine simile a giunco, a tappeti di erbetta vellutata e ondeggiante,
a orli di pruni, biancospini, erica,
su cigli e dirupi.
Qualche pero prepara il suo artritico scheletro a nutrire bianchi fiori e simbiosi di vischio.
Come piccole comunità sagge, le ginestre consultano l’eternità sul destino dell’uomo,
abitando suggestive argille erose dal tempo.
Ai bordi di fiumi e torrenti, collinette-dune ricoprono le loro nudità rossicce di cespuglietti
odorosi e attaccaticci.
Chiazze di ulivi secolari tingono di pace e di assenze gl’insediamenti umani.
Ogni ritorno è un crogiuolo di sensazioni contrastanti,
un’immersione nella marea della mente:
il freddo nelle case, le guance arrossate dal fuoco, le mani gelate,
la voglia di far  niente e di dormire accanto al camino, per  non svestirsi nelle camere gelate;
le tavole imbandite, l’ospitalità assillante, i volti bruciati, ridenti, accoglienti, inglobanti;
i saluti, i saluti, i saluti e le assenze…
Tante assenze… ti aspettano agli angoli delle strade e ti portano per mano nella città dei ricordi, dove ogni selciato è un ritrovo…
Le parole delle assenze sono buchi dell’anima.
Un’assenza in particolare, ti attende, ti abbraccia e poi fugge, raminga.
La senti. E’ sempre nel luogo in cui non sei.
Una crisi di identità galoppante ti stritola in spire senza spazio né tempo.
E vorresti dormire e dimenticare, dimenticarti, svanire, come luce nel cielo,
come nebbia nel sole, come polvere d’oro.
E vorresti non appertenerti e non essere nei volti e nelle cose, nei ritorni e negli addii,
nel dono dato, nella porta accesa in attesa, nelle parole non dette,
nelle pietre parlanti, nelle assenze presenti.
Un foglio bianco invochi,
dimensione in cui il passato non interferisca con il presente;
porto franco ove non occorra resa;
interparallelismo in cui liberare i destrieri pazzi che ti porti in cuore;
alienazione libera e blasfema da iniettare come anestetico alla mente;
libro su cui scrivere un nome che ti corrisponda, quando non sai più chi sei
e vorresti essere isola senza porti e darsene,
quando non sai più quali e quante persone si annidino in te né dove,
quando getti briglie e basto nel dirupo.
Gl’incontri con la terra si fanno umori, sentori, affetti, presagi, memorie,
a s s e n ze
da bere… fino ad assuefazione al bombardamento di gioie, dolori, miserie, tesori:
much too much to be taken in one heart,
trop pour un seul coeur,
demasiado para un corazòn solo,
fazla bir kalp icin,
sana kwa moyo moja,
troppo per un cuore solo

Inglese/francese/spagnolo/turco/swahili/italiano per “troppo per un cuore solo”:

LE POESIE SOTTOSTANTI SONO ESTRATTE DAL LIBRO Linfa guerriera (in lingua spagnola, italiana e inglese)-di Bruna Spagnuolo- in collaborazione con la Università del Carabobo (v. prof M. A. Herrera ):

 

 

Villaggi si sfogliano come rondini di mare
e scosse di assestamento attendono la schiusa
(famiglie intere abbandonano il nido).
Hanno vangato le profondità per seppellirvi l'invisibile
(i genitori proteggono i piccoli non sanno da che cosa).
Su un milione di metri cubi di terra
batuffoli vivi sfuggono a volpi artiche
(dalle viscere buie qualcuno è uscito vivo).
Sassi-cadaveri-evasioni svolazzano su schermi
di foreste aggredite e acque violentate
(se il girfalco trova nidi sinceri vi riporta
la stagione degli amori).
Inverni-primavere imbrogliano le sterne codalunga
(la neve disdegna strane scogliere e il petrello
bianco danza specchi di attesa).
Vittime indifese sorridono a foche-leopardo
(i covanelli violetti rabbrividiscono
sulla tomba della renna morta).
La pernice bianca sogna timidi corteggiamenti
(e cade, salvando corvi imperiali).
L'orso bianco è un killer e vive di escrementi
(le urie volanti incontrano fauci inattese).
Il gabbiano d'avorio nevica su rocce nere pungenti
(succulenti germogli di salice-nano non sanno più spuntare).
Lo zivolo delle nevi cerca anfratti sicuri
(candidi piumaggi cadono per cicli biologici legati al calore).
Solo il pinguino imperatore conquista gelide trasparenze
(il sole non sorgerà sulle campanule artiche e sui papaveri gialli).
Abita ancora l'uomo i corpi addormentati
su finestre cieche
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