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SOS VOLI IN DISTRESS NEL NOSTRO STATO (alias l'altrove ferito - che duole vicino a noi/attorno a noi)

Da SOS voli in distress nel nostro Stato: IS MIDDLE AGE GOING TO envelop US ALL OVER AGAIN?! DID YOU KNOW 50.000 BLOGS might be TOTALLY SHORN OF THEIR WINGS...? Did you know Carlo Ruta's Accadeinsicilia (about mafia and politics) HAS ALREADY BEEN CONFISCATED AND SHUT? I DID NOT AND, BELIEVE ME, we should all be FEELING FORLORN AND AT A LOSS for words, as I do (FOR THE WINGS "IN DISTRESS" IN THIS COUNTRY OF OURS -BEAUTIFUL LIKE A PARADISE AND INHABITED BY SLEEPY AND OBLIVIUOS PEOPLE WHOSE GOVERNANCE IS ABOUT TO SHUT LAW IN SOME FAR AWAY HIDDEN CAVERN). I'M MOURNING LAW, actually, YOU KNOW? THE ONE WE BELIEVE SHOULD SHOULDER US AND PROTECT OUR LIVES' UTMOST RIGHTS, THE ONE GRANTING US INALIENABLE FREE THOUGHTS AND WORDS...
READ WHAT FOLLOWS AND SHIVER...

Il medioevo ci avvilupperà di nuovo?! Sapevate che 50.000 blog potrebbero essere privati delle loro ali totalmente? Sapevate che Acccadeinsicilia (su Mafia e politica) di Carlo Ruta è stato già confiscato e chiuso? Io no e, credetemi, tutti dovremmo sentirci abbandonati e senza parole, come mi sento io ( per le ali in angoscia in questa nazione bella come un paradiso e abitata da gente sonnacchiosa e "obliosa", la cui leadership sta per rinchiudere la legge in qualche sperduta e lontana caverna). Sono a lutto per "la legge", in effetti, sapete? Quella che crediamo debba spalleggiarci e proteggere i più sacrosatnti diritti delle nostre vite, quella che ci garantisca inalienabili pensieri e parole liberi ...

LEGGETE QUANTO SEGUE E RABBRIVIDITE...

Giovanna Corradini. Blog in Italia. È l'inizio della soluzione finale?
Da Tellusfolio -29 Maggio 2011
  Cari amici,

purtroppo è accaduto il peggio. Per la prima volta in Italia e in Europa una Corte d'Appello ha condannato l'autore di un normalissimo blog, qual era Accadeinsicilia, per stampa clandestina. Si tratta del secondo giudizio di merito, che in questo momento, nel clima pesante che l'Italia vive, può fare giurisprudenza e determinare la fine di una libertà civile che è emblema della nostra epoca. Sono arrivati attestati di sostegno dalla FNSI, da Ossigeno per l'informazione diretta da Alberto Spampinato, da Sabina Guzzanti, da numerosi giornalisti e blogger italiani. E di queste testimonianze si ringrazia sentitamente.

Sul Fatto Quotidiano edizione on line è uscito un articolo firmato da Enzo Di Frenna che sintetizza bene ciò che non è più un “rischio”, ma una realtà drammatica, che coinvolge circa 50mila blogger, dal 2 maggio etichettati come fuorilegge. Il giornalista del Fatto, nel prendere atto che «in un polveroso palazzo di giustizia celebriamo la morte dei blog» avanza delle proposte, che meritano di essere discusse con la massima urgenza, perché non si arrivi all'irreparabile.

Vi prego di fare circolare questo intervento e di pubblicarlo nei vostri blog e giornali, perché la discussione sia la più ampia possibile.

Un caro saluto e a presto

Giovanna Corradini

accadeisicilia@tiscali.it

50 mila blog chiusi per stampa clandestina?

All’inizio di maggio una sentenza della prima sezione penale della Corte di Appello di Catania ha equiparato un blog ai giornali di carta. Dunque commette il reato di stampa clandestina abbia un diario in Internet e non lo registra come testata giornalistica presso il tribunale competente, come prevede la legge sulla stampa n 47 del 1948.

La vicenda è paradossale e accade in Italia. Lo storico e giornalista siciliano Carlo Ruta(foto) aveva un blog: si chiamava Accadeinsicilia si occupava del delicato tema della corruzione politica e mafiosa. In seguito a una denuncia del procuratore della Repubblica di Ragusa, Agostino Fera, quel blog è stato sequestrato e chiuso nel 2004 e Ruta ha subito una condanna in primo grado nel 2008. Ora la Corte di Appello di Catania, nel 2011, ritiene che quel blog andava considerato come un giornale qualsiasi – ad esempio La Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Giornale – e dunque doveva essere registrato presso il “registro della stampa” indicando il nome del direttore responsabile e l’editore. La notizia farà discutere a lungo la blogosfera italiana: cosa succederà ora?

Massimo Mantellini se la prende con Giuseppe Giulietti e Vannino Chiti per aver presentato in Parlamento la Legge 62 sull’editoria, che è stata poi approvata, con la quale si definisce la natura di prodotto editoriale nell’epoca di Internet. Ma il vero problema, a mio avviso, è la completa o scarsa conoscenza di cosa sia la Rete da parte di grandi pezzi dello Stato, incluso la magistratura. Migliaia di burocrati gestiscono quintali di carta e non sanno quasi nulla di cosa accade in Internet e nei social network. Questa sentenza, quindi, è un regalo alla politica cialtrona che tenterà ora di far chiudere i blog scomodi. Proveranno a imbavagliarci.

In Italia ci sono oltre 50 mila blog. Soltanto BlogBabel ne monitorizza 31 mila. Nel mondo esistono almeno 30 milioni di blog e forse sono anche di più. I blog nascono come diari liberi on line, può aprirne uno chiunque. Una casalinga. Uno studente. Un professore universitario. Un operaio. Un filosofo. Chiunque. Ma adesso in Italia non è più possibile e possiamo dire che inizia il Medioevo Digitale. Nel mondo arabo i blog e i social networkhanno acceso il vento della democrazia, il presidente americano Barack Obama plaude il valore di Internet e la libertà d’informazione, Wikileaksapre gli archivi segreti delle diplomazie, e noi, in Italia, in un polveroso palazzo di giustizia, celebriamo la morte dei blog.

Ma la vogliamo fare una rivoluzione? Vogliamo scendere in piazza come gli Indignados e inventarci qualcosa che faccia notizia in tutto il mondo? Vogliamo innalzare una grande scritta davanti alla Corte Costituzionale con lo slogan “Io bloggo libero, non sono clandestino!”. Eggià: perché gli avvocati di Ruta faranno appello in Cassazione e a quei giudici bisognerà far sapere che in Italia ci sono 50 mila persone libere che hanno un blog e confidano nell’articolo 21 della Costituzione, che permette la libertà di espressione con qualunque mezzo.

Che ne dite? Ci proviamo?

 

Enzo Di Frenna

(da il Fatto Quotidiano, 28 maggio 2011

 

Bruna Spagnuolo (Febbraio 2011) : La faccia orrenda del genocidio PERSEGUITO CON squallida miopia e con OTTUSITA'/ ALIAS: BEWARE OF NUCLEAR ENERGY/ ATTENZIONE ALL'ENERGIA NUCLEARE/ DIKKAT (dikkat è 'attenzione' in turco -trasmette urgenza immediata)!

La luce fu... e, da quel giorno, ovunque risplenda, là, dietro ogni angolo, si affastella e si organizza il buio, sperando di avanzare inosservato e di non essere affrontato negli spazi liberi/ privi di anfratti-agguati. Nei meandri, nelle tane degl'inferi e nei covi dei serpenti, il buio è a casa, si sfama e striscia. Occorre illuminare gli angoli bui e vigilare, perché, se il buio s'irrobustisce, può arrivare, infine, a ergersi persino come ombra nitida in pieno sole. Da sempre e per sempre, la luce insegue il buio senza saperlo o, meglio, lo stana e lo annulla inconsapevolmente, perché, ovunque essa arrivi, il buio arretra. La luce non sa neppure ove esso si sgrani e ove svanisca del tutto né sa quando. La luce è, semplicemente (e, nella luce, il mondo, l'universo e tutte le creature e le cose SONO)..

Il genere umano è stato creato per la luce; di essa si nutre e in essa avvolge la sua linfa vitale. Il genere umano puo' attraversare il buio soltanto se prima si abbevera alla luce e se alla luce sa di approdare. I singoli e le masse di ogni casa/ paese/città/regione/nazione hanno bisogno di ubriacarsi di luce, oggi più che mai, perché i covi del buio hanno scavato caverne dalle profondità insondabili e dagli echi minacciosi.

LE SPERANZE DELL'UMANITA', IN QUESTA NUOVA ERA, VOLANO ALTE E SICURE.
NON HANNO MAI AVUTO ALI PIU' AMPIE E ROBUSTE.

IL GENERE UMANO SI ASPETTI, PER QUESTA RAGIONE, ATTACCHI MORTALI SENZA PRECEDENTI!

GLI STORMI NERI DEL MALE ORGANIZZERANNO SQUADRONI DELLA MORTE PIU' SERRATI CHE MAI E ATTACCHERANNO IN FORZE PREPONDERANTI E SENZA SCRUPOLO ALCUNO.
SI VESTIRANNO DI PAROLE PIU' DOLCI DEL MIELE. SI FARANNO SCUDO DI FANTOCCI-MASCHERA RASSICURANTI E SEDUTTIVE.
IL MALE GIOCHERA' LE SUE ultime CARTE di OPPURTUNITA'-GOZZOVIGLIE SANGUINARIE SENZA ESCLUSIONE DI COLPI E CON EFFERATEZZA MAI VISTA, POICHE'
GLI ANTROPOFAGI AVVOLTOI, NEL POST-FUSIONE NUCLEARE, VEDRANNO LE LORO ARMATE MORIRE PRESSOCHE' DI INEDIA.  
L'UMANITA' SI ASPETTI, IN QUESTA ERA INTERMEDIA, GLI ATTACCHI INSOSPETTATI CHE, CAMUFFATI DA AIUTI, POTREBBERO PERDERLA PER SEMPRE...

Le chance di sopravvivenza sono aumentate. L'umanità è a un passo dalla fusione nucleare. La sta imparando dalle stelle/ la scienza parla già di "reattore ITER" e di energia pulita praticamente illimitata. La politica italiana, per tutta risposta, s'incaponisce sul progetto suicida di una decina e più di centrali nucleari (di vecchia generazione/ del terzo tipo, quando, tra l'altro, già esistono quelle di quarto tipo non inquinanti) che, con tutta la buona volontà di smaltire le giornaliere e inarrestabili scorie letali legalmente, non riuscirebbero a farlo neppure se dovessero farcire a mille strati la piccola penisola sulla quale le vogliono distribuire. Sarebbero un disastro totale/ un'ecatombe/ un tracollo/ un genocidio. Il battage pubblicitario fatto passare in TV subdolamente in low profile è stato un danno enorme: ha confuso la gente che nulla sa di come vanno le cose. La domanda circa l'eventuale "intelligenza" di tale dissennata scelta passava come un commento arguto negli spunti pubblicitari a favore del nucleare: era un'insidia bella e buona e mirava a far leva sul bisogno inconscio del pubblico di essere considerato "intelligente"/ trattava l'uditorio, ancora una volta, come un ammasso di individui decerebrati da blandire e raggirare con diabolica astuzia (come nel caso della "detassazione" fittizia: un boomerang che torna, per contorte vie di approvvigionamento dei Comuni).
No che la scelta del nucleare non è intelligente! NON LO è, non lo è stata e non lo sarà mai. Le nazioni (a parte l'Italia e qualche nazione che ne segue la sfortunata scia politica priva di luce dell'intelletto) hanno smesso di costruire le centrali di vecchia generazione. Il mondo è in attesa. Il genere umano trattiene il fiato (non osando ancora tirare il sospiro di sollievo che gli verrà naturale quando sarà affrancato dall'autodistruzione). Il nucleare è morte sicura. Come fa la gente a non rendersene conto? Intere regioni italiane sono già farcite di scorie radioattive. Molta gente pensa: "Le scorie radioattive che ospitiamo magari vengono dalle centrali di altre nazioni/ noi dobbiamo comprare l'energia, tanto vale che ce la facciamo da soli, con centrali nucleari nostre". Questo è un ritornello indotto nelle menti dei cittadini da chi li vede soltanto come elettori da usare a suo vantaggio (come gregge da indirizzare e, alla bisogna, da sacrificare nel senso biblico della parola). E' un pensiero dissennato quello a favore del nucleare: come si fa a pensare che, dal momento che già ci uccidono, dobbiamo metterci a produrre scorie mortali a catena anche noi, ogni ora, ogni giorno, agni mese, ogni anno (moltiplicando tutto ciò per undici enormi centrali dai reattori orrifici e possenti che, una volta innescati, sono inarrestabili macchine di morte sicura di cui dover disporre con ogni levata e tramonto del sole)? La gente muore. Gli esseri umani sono come mosche senza valore, ormai Cadono sugli spalti di guerre che non hanno scelto di combattere e da cui vengono mietuti senza gloria e senza onore. Il tumore non suscita più scalpore (né lo suscita più il numero dei morti quotidiani).Gli esseri umani immolano altri esseri umani, senza neppure vedere il sangue colare (per onorare i simulacri contorti delle effigi che i vari livelli di corruzione sociale si fanno del dio denaro, negli antri sempre piu' affollati e galvanizzati dell'assenza di principi e/o di legge umana e divina).
Ci stiamo assuefacendo al genocidio di Stato che accade sotto gli occhi di tutti, ovunque e sempre. Alcune regioni italiane non sono dotate neppure di registri sanitari regionali, in cui tali genocidi salterebbero agli occhi. I morti, alla spicciolata, non provano nulla.
I cittadini che rifiutano le discariche (per aver già pagato e star pagando un "pedaggio" di morte impressionante) sono persino ritenuti incivili "perché i rifiuti non si possono stivare in cantina né possono restare per le strade" (ma i rifiuti si possono bruciare senza uccidere gli esseri umani): perché chi comanda al posto nostro tutto fa fuorché l'interesse nostro? Perché ci uccide impunemente, scegliendo quello che porta loschi guadgani nelle sue tasche anziché quello che salva la vita della gente? Hanno scelto i "termovalorizzatori" che tali non sono/ hanno scelto i diffusori di veleni- gl'inceneritori di vecchia generazione-quelli che emettono diossina/ hanno scelto di depositare sulle terre coltivabili e sulla gente quella terribile sostanza che a Seveso ha causato una catastrofe. L'Icmesa fu stigmatizzata per quella catastrofe: perché non si stigmatizzano allo stesso modo gl'impuniti assassini che giornalmente "regalano" a bambini, adulti, giovani e vecchi la stessa terribile avvelenante sostanza mortale? So già la risposta capziosa: "perché sono diversi i dosaggi"! E' una falsità mastodontica! E' una cattiveria diabolica! E' una rivalsa assurda contro la carne della nostra carne! E' una presa in giro macabra, perché il quantitativo massiccio emesso a Seveso era di una sola emissione (poi chiusa/ arginata/ terminata): quello degl'inceneritori di vecchia generazione può essere del 2%, come dicono, ma è continuo! Il 2% che cade e cade e cade e cade... e si sovrappone, in incessanti "nevicate" di morte, è tutto fuorché il 2%. Fosse anche soltanto il 2% sarebbe delitto plurimo aggravato dalla reiterazione criminale e continua dello stesso, ma non è e non resta un 2%, cadendo in "pioggia" killer continua. Ci si stupisce del fatto che la gente non voglia gl'inceneritori nel suo habitat vitale... e anche ciò è stolto e fuorviante. Perché ci si stupisce, perhé non si dà manforte ai malcapitati, perché non si prendono i politici dal cravattino e non li si inchioda alle loro responsabilità di assassini? Esistono i veri termovalorizzatori (usati in Canada e in altre nazioni)/ ESISTONO e non emettono diossina! Esistono! Esitono! Sono quelli gl'inceneritori che ci servono/ sono quelli il mezzo attraverso cui si devono eliminare i rifiuti/ SONO QUELLI IL MEZZO ATTRAVERSO CUI SI DEVE SALVAGUARDARE LA VITA DEGLI ESSERI UMANI! Costano di più, ma non credo sia questo il motivo per cui vengono scartati e non vengono neanche citati in nessuna delle proposte di spesa nazionale, perché, se chi ci governa pensa di avere i soldi per sterminarci del tutto con centrali nucleari (a decine!) che costano più di qualunque cosa mai ipotizzata come spesa pubblica,come mai non avrebbe i soldi per qualche termovalorizzatore vero qua e là? La ragione è un'altra: i termovalorizzatori puliti non hanno ancora il giro mafioso delle connivenze che permettono margini-tangenti arricchenti. Tutto ciò è tanto più terribilmente spaventoso quanto più terribilmente autodistruttivo/ contro la vita e in favore del genocidio (lucidamente premeditato da pitecantropi-talpa senza speranza di partorire almeno briciole dell'intelligenza che vogliono attribuire a chi dovrebbe approvare e favorire il nucleare). Soltanto l'illuminazione divina ci potrà salvare (ma occorrerà invocare lo Spirito Santo: è il solo che che potrà scendere copioso sul mondo e penetrare le menti "conduttrici" di energia del bene, perché si sostituiscano a quelle ottenebrate/ opache/ asservite dal dio denaro e dal male in senso lato).

***

Bruna spagnuolo: Commento (2010)

Ho scritto l'articolo sottostante il sei Giugno 2008: è sconcertante (e disperante) vedere di quanta poca 'luce' gl'Italiani siano stati 'insigniti' nel frattempo. Avevo sperato (al di là di ogni 'ragionevole sintomo') che qualche barlume di 'consapevolezza' si sarebbe intrufolato nelle menti dei politici e che, alla lunga, avrebbero smesso di rivolgersi l'uno all'altro e di 'farsi le pulci' (come comuni lavandaie di altri tempi o come quelle di ambo i sessi che fanno Tv pattumiera dalla sera alla mattina ancora e sempre), che si sarebbero accorti di tutto ciò che rischiano insieme al resto dell'umanità e avrebbero avuto la decenza di parlare di sopravvivenza e di smetterla di comportarsi come bambini fuori di senno che continuino a contendersi i giocattoli in una casa in fiamme e si dimentichino di mettersi in salvo. Non sono rinsaviti.../ non dicono ciò che dovrebbero dire e non fanno ciò che dorebbero fare/ vanno nella direzione dello sfacelo e della distruzione... C'è solo da sperare nel ritardo della realizzazione del progetto criminoso (delle centrali nucleari) e nel fallimento dello stesso (anche a lavoti finiti): meglio un salasso economico che il tracollo e la morte dell'intera nazione (ad opera della marea di scorie che ci sommergerebbe). Le vie dell'energia pulita sono ormai sgombre da incertezze e possono salvare le popolazioni dalla morte: attendono soltanto politici che siano uomini e che si liberino degli zombi al servizio di un sistema avvelenato dalla spirale del profit basato sull'energia della morte.

 

Bruna Spagnuolo: I MISTERI DOLOROSI DEL ROSARIO QUOTIDIANO DEI GIORNI (2008)

Dovrebbe essere chiaro come e perché le scelte di una sola nazione siano importanti per tutte le altre e come e perché incrementare il numero delle centrali nucleari sia una terribile scelta tesa a posizionare reattori-minacce perpetue e fisse e a ‘distribuire’ nella già inquinatissima terra di regioni e nazioni scorie giornaliere sine qua non di uranio e plutonio e come tutto ciò possa portare a un punto di non ritorno.   

Mi guardo attorno e vedo pochi spiragli. Ci sono molte ‘gocce piccole di speranze grandi’, nel mondo, è vero… e alcune città e nazioni virtuose e sagge. La cosa triste di questa nostra era è che le persone dalla vista corta, quando governano, possono vanificare le cose magnifiche fatte dai grandi della terra… Accade, in questo ‘progredito’ terzo millennio, purtroppo, che ogni singolo stato possa mettere in pericolo la vita di buona parte del pianeta, che ciò che fa l’Europa non possa lasciare indifferenti gli altri continenti e viceversa e che ciò che noi Italiani facciamo (o chi per noi) vada a pesare sulla vita di gente che pare non avere nulla a che fare con noi.

L’Italia ha un nuovo governo e si sta rimboccando le maniche… Le cose da fare sono tante e le decisioni da prendere sono di vitale importanza. Non voglio entrare nel merito della governance spicciola dei vari ministeri. Mi domando soltanto in che direzione stiamo andando, nel quadro più grande della sopravvivenza mondiale. Non sono interessata alle varie etichette politiche, né alle varie ideologie (di casa e di fuori casa) che, ormai, per quanto diverse, non sono utili a nulla e a nessuno (dal momento che hanno cambiato padrone e che non servono più il genere umano). Immaginando che la vita sia un santo rosario, avrei voluto che gl’Italiani potessero scegliere di recitare i misteri, se non gloriosi, almeno gaudiosi, ma temo, ormai, che non possano fare altro che subire quelli dolorosi: il governo italiano ha deciso per il nulceare. Ho già spiegato come e perché tale decisione sia disastrosa per l’Italia e per il resto del mondo, che dovrebbe indirizzarsi verso le fonti di energia alternativa (rispettose della vita sulla terra e meno costose). 
Le centrali nucleari verranno costruite. Ciò è un dato di fatto schacciante, che, di per sé, pesa addosso agli esseri umani come una catastrofe incombente, ma contiene anche risvolti pratici che non andrebbero disattesi da chi è favorevole al nucleare. Verranno costruite oggi centrali nucleari che saranno superate prima di essere completate e che vedranno, prima di cominciare a funzionare, la nascita di centrali con l’impiego della tecnologia nuova e più sicura (ora in fase di sperimentazione). I nostri governanti hanno scelto una fonte di approvvigionamento che, se va bene, cederà alla terra soltanto il suo potenziale radiottivo giornaliero sicuro come la morte e, se va male, cadranno nelle spire di qualche errore umano o di qualche catastrofe naturale e causeranno un’ecatombe immediata. Il resto del mondo rischia di fare le stesse scelte e di non lasciare molte alternative alla vita sulla terra… Ogni stato si lascia depistare dal fatto che ‘tanto gli altri hanno già fatto tale scelta’ e trascura la nozione essenziale che la percentuale attuale lascia al mondo ancora delle buone chance e che aumentarla è demenziale.
Gli uomini hanno oltrepassato il punto d’incontro tra umanità e benessere e si sono trasformati in ibridi asserviti e incosapevoli: da padroni sono divenuti schiavi della sete di potere e servono la loro stessa autodistruzione. Essi, perciò, lungi dal merittare odio e rancore, suscitano pena, come bambini ignari del destino al quale corrono incontro giocando.
Gli argomenti degni di riflessione sono infiniti, come i vari rami dello scibile umano, ma tutti perdono d’importanza di fronte allo stridore prioritario che denuncia i pericoli primari. ‘La gente’, in generale, non ama sentir parlare di sopravvivenza e di estinzione, non ama sciorinare le sue paure e preferisce, piuttosto, seppellirle sotto strati doppi e tripli di indifferenza apparente, gratificandosi con le sensazioni rassicuranti provenienti dalle finzioni-cosmesi pubblictarie e dalle scene di vita agiata e piacevole.  Sappiamo tutti di essere circondati da gente che muore, ma preferiamo sperare che non accadrà a noi e demandare a ‘chi di dovere’ il ruolo di decidere ‘per il meglio’ al posto nostro. Chi vorrebbe fare di più non va da nessuna parte e lotta contro i mulini a vento. Chi comanda ‘programma’ la vita del ‘paese’ e dimentica di scandagliare la ‘programmazione’ globale a breve-media-lunga scadenza. ‘Dimentica di ricordarsi’ che ha già vissuto a lungo, che la vita restante è breve anche per chi governa e che può servire a dare impulsi per la sopravvivenza o per l’estinzione dei Posteri. Pensa, in poche parole, solo a ciò che gli può dare vantaggi nel misero e caduco ‘oggi’. Il ‘domani’ gli appare come un’ombra molesta da rimandare o da destinare ad ‘altri’.
Così e solo così si spiega il perché di certe decisioni. Ho già detto cose simili e non ho paura di ripetermi. Vorrei poter gridare la gioia delle decisioni sagge di chi governa la nostra nazione e le nazioni altre. Mi piacerebbe tanto. Posso, anzi, dire che non aspetto altro…, ma, per ora, non mi resta che sperare che i figli dei nostri figli abbiano ancora un mondo in cui vivere e che, se il mondo vedrà il giorno della fusione nucleare, abbia la capacità di ‘smantellare’ e di ‘bonificare’ la morte duratura che ora decide di spargere lautamente ovunque.

 HO SCRITTO L'ARTICOLO SOTTOSTANTE AI PRIMI DEL MAGGIO 2008. MI RENDO CONTO CHE LE ANSIE E I SENTORI DI DISAGIO IN ESSO CONTENUTI (sempre, purtroppo, invariatamente/disperatamente validi) sono, nel frattempo, lievitati fino all'impossibile. Credevamo di aver toccato il fondo, con la precedente ventata di politici, e, a posteriori, non possiamo che suscitare pena... Vero è che le mete non raggiunte (a livello economico-politico) sono da mettere a confronto con una situazione di melessere economico mondiale (e di sporchi giochi di borsa che nulla hanno a che vedere con il reale andamento della produzione e con il sincero interesse per le reali antenne-spia dei malesseri-benesseri nazionali), ma... (mio Dio) da quali livelli di "bassa marea" siamo stati travolti... (!) Può la bassa marea travolgere... ? Possono i singoli e le folle annegare in poca acqua? Sì, purtroppo sì, quando finiscono per essere come inermi cetacei arenati. Questo (non eravamo) siamo diventati (costretti a subire di essere violentati dalla pochezza squallida e inqualificabile delle beghe servite al posto della dignitosa guida politica che ci spettava/ ci spetta per diritto e per mandato). Chi deve governare dov'è, se è in altre diatribe impegnato? Il tempo a dette diatribe dedicato (dall'intero staff politico pro-contro) come si occuperà di rammendare gli equilibri sballati delle politiche interne ed esterne che rischiano di destabilizzare il mondo intero? Servirebbero uomini forti (preparati come mai gli uomini politici sono stati), in questa era di debolezza della politicA MONDIALE/ servirebbero uomini onesti-saggi-assennati-generosi-laboriosi-altruisti-attenti-lungimiranti pronti a sacrificarsi e a dare alle nazioni gli in put della rinascita e della speranza/ servirebbero uomini parchi di parole-ricchi di spiritualità e animati da sincero amore per i popoli che rappresentano/ servirebbero uomini santi (per risanare le ferite infettate dal pus della corruzione-della superficialità-del malcostume-della disonestà e dell'indifferenza)/ servirebbero uomini dotati di vista, finalmente (capaci, cioè, di vedere che, se non chiudono le falle nella carena morale della nave, la stazza materiale non vi potrà essere sostenuta)/ servirebbero uomini, infine, perché, nel marasma nazionale e mondiale, il disordine sovraffollato rigurgita di omuncoli ingigantiti dalla miopia.

 

BRUNA SPAGNUOLO (2008):
Si vis pacem, para bellum
(‘Auguri agl’Italiani’ )

 Gli eventi si susseguono con una velocità eccessiva. La gente impara a farseli scorrere addosso, per non soccombere. Le menti individuali si fanno simbiondi inconsapevoli della collettività globalizzata e, intanto, si costruiscono bolle-nidi all’interno dei quali s’illudono di vivere realtà familiari protette e ‘lontane’ dagli sconvolgimenti comunali, provinciali, regionali, nazionali, internazionali e mondiali. La cronaca, rosa-viola-gialla o nera, locale o mondiale, ha sfondi più grigi che azzurri; è comunque variopinta d’ansia, buca i reality dopanti e penetra all’interno della corteccia-divisorio che separa la tana familiare apparente dal mondo esterno preoccupante. I singoli si sentono, allora, come scoiattoli braccati bisognosi di nascondersi nel folto della foresta viva e sommersa. La vita, in fondo, negli alveari-condomini circostanti, fuori dalla finestra, ai lati dei finestrini delle auto, nei negozi e nei centri commerciali, nelle città e nella nazione, nelle notizie mediatiche e nei giornali, scorre e si rinnova con il sorgere e il tramontare del sole e con le varie lunazioni ignorate. Le ombre che si profilano, attraverso le notizie indesiderate, sono nubi da fugare, per poter snodare le ore del quotidiano, con tutti i suoi affanni spiccioli niente affatto trascurabili. Il singolo suda dietro la sua ‘carretta’ privata e non ha tempo, per alzare gli occhi (e le mani) verso il carro più grande che trasporta le piccole ruote individuali e verso la piattaforma generale che racchiude tutti i carri nazionali. Qualcuno si accorge che si sta per deragliare in massa e si sgola, per avvertire gli altri (invano), a corto di fiato, infine, si dibatte nel dubbio: conviene continuare a gridare o smettere e piegare la schiena sui propri interessi e lasciare che “chi sa fare faccia, chi non sa fare comandi e chi non sa comandare insegni”? L’inconscio, però, non tace e continua a tormentare la coscienza di chi non è passivo e non sa ‘farsi i fatti suoi’, alla faccia della sopravvivenza generale. Ci vorrebbe un miracolo, ci vorrebbe che il Nazzareno tornasse a calpestare le Galilee del mondo, aprendo le orecchie dei sordi e gli occhi dei ciechi, con impacchi di semplice fango e saliva e con la parola “Effeta”. “La speranza è l’ultima a morire”:  auguriamoci che non muoia mai! Il singolo crede di non poter fare nulla e di non avere voce in capitolo; tutte le sue cellule ricevono messaggi in tal senso a livello subliminale. Gli ignavi si scrollano di dosso qualsiasi disagio e si sentono a posto, anche quando vedono e sentono, potrebbero intervenire e non muovono un dito. Loro non sanno che non stare dalla parte di nessuno significa sempre stare, comunque, dalla parte della prevaricazione, dell’ingiustizia e, alla lunga, del male. Chi lo sa fa quel che può, anche a costo di sfiorare il ridicolo e di imbattersi in trappole imprevedibili.
Non bisogna scoraggiarsi. Il mondo è sempre stato complicato, pieno di ingiustizie e di guerre, nonché di filantropi volenterosi, di eroi, di tiranni e di ignavi indifferenti. È tutto vero, ma… il mondo di ieri non rischiava l’estinzione… Le guerre e le invasioni di ieri potevano ‘esportare’ la violenza, gli eccidi, i genocidi e le oppressioni; potevano annettere e annettersi e cambiare l’assetto degli equilibri e dei confini tra imperi e nazioni. Le ‘guerre’ di oggi, oltre a combattersi dietro le trame occulte della dilpomazia e a cambiare i giochi di potere dei confini visibili e invisibili sparsi sul globo terrestre, albergano minacce-estinzioni world-wide e senza deflagrazioni. Le popolazioni odierne hanno pochi mezzi-difesa e sono pressoché inermi. Le minacce contro la loro salute hanno in comune con alcune di quelle del passato soltanto l’invisibilità, ma si sono allargate in tipologia e numero in modo così spropositato che l’inconscio individuale e collettivo ne è ‘nanificato’ e ‘orrificato’. Il risultato è che la gente è ‘overcome’ dalla paura: nelle sue case respira ellettrosmog e fuori respira polveri sottili (e magari anche diossine e Dio sa cos’altro); sulla sua tavola apparecchia diossine e una quantità infinita di altri veleni; sul mercato industriale viene condizionata e spinta verso prodotti (anche farmaceutici) dannosi (quando non letali); al suo rubinetto attinge atrazine e altro ancora. Un senso ineliminabile di impotenza è la conseguenza inevitabile e nefasta, che porta i cittadini dei vari stati a chiudersi in una corazza di indifferenza fatalistica e, ahimé, di ignavia.
L'umanità ha bisogno, in Italia come altrove, di politici nuovi e di politica illuminata, perché soltanto i politici, ormai, hanno voce in capitolo, se e quando hanno mente e animo scevri da pastoie-connivenze locali e/o planetarie e cuori aperti all’amore per il proprio futuro e per quello del genere umano.
Ho fatto gli auguri agl’Italiani, alla vigilia delle elezioni. Erano auguri che nascevano da un escursus di buona parte dei partiti papabili al voto e dei motivi di sconforto dell’elettorato. Ho, poi, osservato un periodo di silenzio sabbatico, che interrompo ora. L’Italia ha un nuovo governo. La valenza dell’attributo ‘nuovo’ dipenderà dal cocktail delle sovrapposizioni-sforzi della maggioranza e delle interessenze-opposizione e dalla consistenza delle loro sincerità-fedeltà al bene comune.
Rifaccio gli auguri agl’Italiani: che le ideologie estreme (di qualunque punto cardinale) non siano benvenute in alcuna scia-influenza  con strascichi-decreti-provvedimenti legislativi. Vorrei poter esprimere gioia e fiducia senza riserve. Vorrei poter dire agl’Italiani: “Siate sereni e non preoccupatevi più di nulla”. Vorrei poter dire lo stesso al resto del mondo…: se lo facessi, anche i più indifferenti mi deribbero. Quelli che un tempo erano ‘problemi’, oggi sono ‘macroproblemi’ e ricadono tutti sulle mani dei politici mondiali. Essi, perciò, non sono più coloro che vengono eletti in una nazione per occuparsi dei problemi di quella nazione; sono coloro che, oltre ad avere la responsabilità della vita dei loro connazionali, hanno in tasca chiavi che neppure sanno di avere e che possono aprire porte che danno accesso a dimensioni dalle ripercussioni imprevedibili.
Limitandoci a parlare dei fatti di ‘casa nostra’ rimaniamo comunque legati ai fatti mondiali ed è con questa premessa che faccio, ora, gli auguri all’Italia e a coloro che si stanno organizzando per governarla da ora e per cinque anni. Dato il periodo disastroso dal quale l’Italia è reduce, non si fanno diagnosi di cadute di questo governo; su di esso gl’Italiani contano per mille e una soluzione di problemi. “Auguri” è la parola da indirizzare anche al governo. La formulo nel cuore, con slancio sincero, ma nella mente essa si rannuvola di un disagio subdolo e tenace... Vorrei che i politici dicessero alla gente cose diverse da quelle di ieri, cose adeguate al secondo millennio, cose legate ai problemi della sopravvivenza globale e vorrei che la gente non volesse essere trattata come infanzia bisognosa di ninnenanne-placebo pietose, egocentriche e infantili. L’aumento del costo dei generi di prima necessità, del latte, del grano e dei carboidrati in generale sta sconvolgendo gli equilibri globali del pianeta; il rischio di catastrofi varie ha iniziato il suo count down; la nazione amata e bella di ognuno non è più la sola casa a cui badare, perché ha porte-vasi comunicanti con le case altrui. Non possiamo più limitarci a parlare di pensioni e/o di spazzatura, perché i drammi urbi et orbi disseminati sono ormai divenuti tutti ‘nostrani’. La politica ha mai come oggi avuto tanto bisogno di miracoli-oculatezza senza fine, perché mai come oggi ha avuto bisogno di guardare lontano e di non limitarsi ai ‘sintomi’ vicini dei malesseri sociali. Ho parlato di ‘politici illuminati’ ed è con tristezza che mi rendo conto che tale dicitura non può più essere presa alla leggera. Essere ‘illuminati’, per i politici di un tempo, voleva dire avere un occhio attento alla politica interna e a quella esterna e saper dire al popolo ciò che voleva sentirsi dire. Temo che i politici modiali siano rimasti ancora e sempre lì, ma oggi le cose sono cambiate: essere o non essere ‘illuminati’ può fare la differenza tra sopravvivere ed estinguersi come genere umano… I politici contemporanei non possono più permettersi di ‘sentirsi illuminati’ soltanto perché ricevono maggiori consensi degli avversari; hanno il dovere di mettere sul piatto della bilancia tutti i problemi mondiali, anzi tutti i macroproblemi, e di sganciarsi dalla politica spicciola dell’interesse economico (sia esso legato all’orticello personale o a quello nazionale). I problemi socio-economico-sociali del pianeta oggi riguardano tutti, nessuno escluso. I politici devono svegliarsi e devono cambiare ‘occhiali’, perché decidono della vita dei pochi, dei molti e di tutti. Gli antichi Romani usavano dire: “Si vis pacem, para bellum”. L’impero romano fu costruito con tale lungimiranza; se i Romani avessero atteso la calata dei nemici, illudendosi che la cosa potesse non evvenire e oziando, nell’indifferenza, sarebbero stati spazzati via prima che la storia sapesse della loro esistenza. Lo sfaldamento dell’impero romano è iniziato proprio quando il senato romano, divorato dalle ambizioni e dalla corruzione, ha dimenticato di uniformarsi a tale detto.   
I politici dovrebbero abbeverarsi a quel proverbio, adattandolo  al presente del pianeta terra: “Se vuoi sopravvivere, pensaci per  tempo”; se hai un problema di power-shortage, risolvilo pensando all’ambiente e alla vita del genere umano, anche se ciò dovesse significare fare qualche rinuncia, e non lasciarti accecare dal numero di consensi che la via più breve e meno in salita ti procurerebbe; se puoi eliminare gl’imballaggi pericolosi e bruciare l’immondizia senza uccidere, spiana le vie di quella direzione e non saltare alle soluzioni immediate che stendono i visi con i sorrisi e scavano le anime con rughe profonde come cimiteri atti a contenere i genocidi; se devi scegliere alleanze, cercale tra i popoli rispettosi dei diritti umani;  prepara per tempo le strategie salvanti del pianeta e ricordati che non sei eterno in questo mondo e che nel giorno della morte (sicura per i potenti, come per gli ultimi miserabili) renderai conto delle mappe-gesti che hai additato ai ‘Posteri’.
Scegliere di entrare in politica è da tutti; scegliere di fare il politico ‘illuminato’ non lo è ‘neanche per sogno’. Non vorrei ‘essere nei panni’ dei politici e neppure ‘in their shoes’, perché le loro possibilità di errore sono infinite e le cose di cui risponderanno a Dio sono abnormi. Ci vuole misericordia nel giudicare chiunque e quella misericordia va moltiplicata per milioni, quando si tratta di politici ad alto livello, purché essi si facciano casa della scintilla divina della creazione e non la rinneghino prestando giuramenti al solo fango che li ha generati.
Facciamo nostro ciò che disse M.L.King: “I have a dream”. Diciamo anche noi: ‘Io ho un sogno’ e questo sogno sia che il presente e il futuro vedano la nascita (o la rinascita?) di infinite figure di politici ‘illuminati’, o, magari, la nascita di quella sola categoria di politici e la scomparsa definitiva dei politici corrotti, ottusi, ciechi e ‘auto-distruttivi’.   
Bruna Spagnuolo

Si vis pacem para bellum -POST SCRIPTUM-

  Ho auspicato, nell’articolo precedente, la nascita (o la ‘rinascita’) di politici ‘illuminati’. Speriamo che tali siano, soprattutto, quelli che ‘decidono’ della vita e della morte dei cittadini. La polemica infuria, in Italia, sui bruciatori (denominati impropriamente ‘termovalorizzatori’) e lo sconcerto che invade la gente non accenna a diminuire… Perché, for God’s sake, perché i politici sono così determinati a proseguire nella direzione sbagliata? Quali misteri nascosti impediscono ‘la schiusa’ di un minimo di lungimiranza…? L’immondizia c’è, è tanta, va gestita bene e in fretta, per non trasformare le città in tante Napoli invase dalla lordura, Ok! Occorrono questi famosi bruciatori, Ok! Si facciano, ma… se esistono già quelli ‘sicuri’ (come in San Francisco e altrove), perché intestardirsi a non prenderne atto? Perché non installare ‘quelli’? Perché installare ‘a tutti i costi’ quelli che trattengono (alla luce degli ultimi improvement)  il 66%  dei veleni cancerogeni? Non capisco, non capisco proprio: se la tipologia sicura della soluzione del problema offre ‘zero emissioni’ e prezzi più contenuti di installazione (e, in più, offre anche un numero maggiore di posti di lavoro), perché non la si prende in considerazione? A chi torna scomoda tale direzione? Quali segreti interessi-tornaconto si nascondono dietro lo smaltimento dei rifiuti per ‘combustione’? Ci sono barlumi di speranza, però, devo dire (ma speriamo che essi possano allargarsi alle scelte sul nucleare e che non debbano richiedere dei ‘Savonarola’). Ho sentito Di Pietro dire che, poiché l’emissione non è zero, accetta a malincuore i ‘termovalorizzatori’ come il male minore (rispetto all’invasione dell’immondizia) e come soluzione temporanea, in attesa di una ottimizzazione della raccolta differenziata e di una diminuzione degl’imballaggi dannosi. È un buon inizio, non c’è che dire: se sono in molti a pensarla come lui, siamo già a buon punto. La saggezza parziale contenuta nelle sue parole sarebbe completa se egli propendesse per le installazioni come quelle di San Francisco. Non capisco, invece, quale molla spinga altri politici a bendarsi del tutto gli occhi, a sprecare tempo ed energie preziose in futili scontri verbali e in reciproci attacchi vacui. Non capisco il perché della loro resistenza all’evidenza e la loro tenacia nel voler essere contro la vita (poco importa che lo siano del 40%  o del 66%- se anche lo fossero dell’1 % sarebbero comunque colpevoli, dal momento che ‘possono’ scegliere di portare il rischio a ‘zero’ e non lo fanno ‘con piena avvertenza e deliberato consenso’ e dal momento che la vita umana non si mercanteggia e che anche una sola vita sacrificata è un prezzo troppo alto da pagare). Prego i lettori di non attribuirmi apologie di nessuna natura: è tempo che cittadini e ‘governanti’ capiscano che il colore politico e i conflitti d’interesse di vario peso-spessore-provenienza-consistenza che ne derivano sono zavorra letale sulle mani di chi si avvicenda ‘al timone’ di una nave assediata da rapide impazzite (e sono zavorra sui cuori degl’indifesi che affollano la nave). La cittadinanza si sganci dalla sua funzione di elettorato passivo e impotente; non si faccia distrarre dai politici che restano abbarbicati alle vecchie vie ‘lavandaie’ (con tutto il rispetto per la categoria che ha generato il detto) tese a screditare ‘il nemico’ (sempre e comunque) anche quando egli potrebbe rappresentare eventualmente la voce della Divina Provvidenza. Il ‘popolino’ (che non ha mai visto il timone e che non saprebbe come gestirlo) non ha bisogno di saper governare; deve soltanto difendere il suo diritto primario (alla vita), far sentire la sua voce e pretendere che i ‘ timonieri’ (che ha assoldato) l’ascoltino. Siamo esseri umani moderni abituati alle comodità e ce le vogliamo tenere (nessuno tornerebbe ai caminetti e alle candele o alle spelonche), ma, se esistono vie da percorrere, per ‘bonificare’ le comodità, dobbiamo pretendere che si percorrano. La ‘vecchia’ politica impera ancora allo stesso modo, parla lo stesso linguaggio, scala le stesse gradinate tortuose del potere, guarda in faccia gli stessi compromessi-interessi (pocket o pil), in casa nostra come oltreoceano (basta dare un’occhiata ai Media, per rendersene conto). Ciò è devastantemente scoraggiante, in questo terzo millennio che ha bisogno di sfide disinteressate e di difese della vita in senso lato. Il cittadino si chiede: che fare?!?  
Pregare, oserei dire,  perché Dio ‘illumini’ i politici, ma, ove e quando occorra, gridare abbastanza perché essi non ‘girino un orecchio sordo’. Occorre che le popolazioni dimentichino di essere ‘elettorato’ / non si lascino ipnotizzare da nessuna ‘fazione’/e non perdano di vista il bene comune. Occorre, in altri termini, che le genti lascino da parte ‘colori’ e ideologie, si facciano ‘trasparenti’ e riflettano i disagi della natura e le minacce alla sopravvivenza.  
Altieri mi permetta di parafrasare il suo ‘il tempo degli eserciti è finito’: il tempo dei rivali in politica è finito. È tempo che i vari popoli comincino a sentirsi ‘terrestri’, tutti uguali, tutti figli dello stesso Dio (maggiore o ‘minore’ che sia), tutti esposti agli stessi pericoli e… all’estinzione (è tempo che il genere umano si svegli presto e bene, la smetta di fare come l’ubriaco che gira attorno all’albero e che non sa come invertire la direzione per trovare la via di casa e del vasto mondo attorno).
Bruna Spagnuolo 

 

L'uomo ha perso il senso della misura/ non ha più rispetto per la natura e per i legami che essa ha con l'uomo.
Ha dimenticato le parentele con la saggezza (e con i primordi della sua nascita). Fa cose che divorziano da tutto ciò che era antico e buono. Si è persino venduto l'acqua (come se l'avesse inventata e brevettata...).

Bruna Spagnuolo (2008): I RABDOMANTI DELLA SVENTURA (alias la privatizzazione dell’acqua ‘tradotta’ e sintetizzata per quelli come me- che non sono ‘addetti ai lavori’).
INDICE:  Prologo/ I mandanti del crimine/ Il seme malato della mercificazione/ I titani-predoni senza maschera/ La guerra dell’acqua/ La privatizzazione in Italia/ Le voci del dissenso in Italia/Godwill wish.

-Prologo-
  Le multinazionali hanno scardinato tutti i forzieri scardinabili. Ignara, l’umanità si lasciava derubare, lungi dall’immaginare, di volta in volta, i vari colpi mortali assestati ai capisaldi del suo diritto alla salute e alla vita stessa. Le popolazioni mondiali, impegnate nella lotta del vivere quotidiano, non hanno ancora realizzato in pieno che l’ultimo ‘colpo’ è stato già messo a segno ai danni della cassaforte più preziosa che il mondo abbia: l’acqua, l’ultimo baluardo che resta all’uomo per ricordare di essere figlio della terra e di Dio, l’ultimo cordone ombelicale con la natura-madre salvifica-salvante, l’ultima linfa vitale. Non c’è davvero limite all’obbrobrio, perché togliere all’uomo l’acqua equivale a togliergli l’ultimo respiro. Qualcuno dirà che nessuno ci ha tolto l’acqua e sbaglierà ‘ancora’, perché ciò che è accaduto è l’inizio della peggiore catastrofe che il futuro possa avere in serbo per ogni forma di vita.
   Credo che chiamare l’acqua ‘oro bianco’ o ‘oro blu’ sia sbagliato, nella misura in cui ciò la equipara ai beni commerciali/commerciabili e/o ad altri beni di consumo e va, in qualche modo, a legittimare la cupidigia (inconsapevolmente masochistica) dei moderni rabdomanti della sventura (goffi e irragionevoli, come iene che azzannino le loro stesse interiora / fuori luogo e fuori contesto, come predoni-dinosauri dell’era spaziale che sogna di viaggiare alla velocità della luce e del pensiero verso civiltà superiori avulse da ingiustizia). Detti predoni sono ladri di gocce-valori vitali per l’umanità, ma non possono vantare parentele con i ladri a ‘misura’ umana o con il geniale Arsenio Lupin. Sono, invece, piuttosto, figli traligni che, pur di tramare ‘furbizie’ (a favore del proprio stomaco-portafoglio e a danno dei propri fratelli) siano pronti a tagliare i capezzoli della madre che li allatta (con l’intento di tenerli per sé e prestarli, a pagamento, a chi, per non morire, non può che piegarsi al vile ricatto). L’animo dei molti esseri umani  insidiosi e traditori ha ferito da sempre la storia, con episodi dolorosi di sopraffazione. Non mancano oggi luoghi dove l’acqua è ancora oggetto di dispute piccole e grandi, a livelli locali e persino nazionali. Non sono mancati, nella storia dell’umanità, i proprietari terrieri senza scrupoli che, per vantare il possesso di sorgenti e di fiumi, sono arrivati a sterminare intere famiglie e interi clan. Erano uomini di un passato che il mondo contemporaneo definirebbe ‘incivile’. La verità risiede altrove: non possono essere definite ‘civili’ le epoche che possiedano altissimi livelli di un progresso (dagli aspetti multiformi e disparati) che non coincida con il rispetto per il prossimo (vicino e lontano nel tempo e nello spazio), per la vita umana e per ogni forma di vita. È il caso di questa nostra era e della sua umanità ‘combattuta’ tra abusatori e abusati.
   Gli scassinatori furtivi (e/o sfacciati) dell’acqua somigliano al bambino che, credendosi Superman, si gettò nel vuoto e si sfracellò al suolo: si credono ‘furbi’ collezionatori di vittorie e, in realtà, si propongono di infliggere al genere umano sconfitte epiche ed epocali (e lo stanno già facendo). Mi domando: “Ma, di grazia, questi signori da quale pianeta provengono?” Tale domanda è lecita, perché è ragionevole pensare che dette creature non si ritengano parte integrante dell’umanità, che è un corpo unico esteso a tutto il pianeta e a tutte le sue forme di vita. Un corpo difende la sua integrità dalla punta dei piedi a quella dei capelli e ‘non sta né in cielo né in terra’ che una parte del corpo possa, magno cum gaudio, affondare armi letali di ogni genere in altre membra dello stesso corpo.
   Andrò per gradi e spiegherò, in linea di massima, come stanno le cose. Mi si perdoni il piccolo ‘panegirico’ iniziale (canto-lamento epico dell’anima ferita a morte dall’ennesimo tradimento perpetrato da uomini a danno di altri uomini e della loro stessa progenie-del loro futuro e del futuro di tutti gli esseri viventi).
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I ‘mandanti’ del crimine ‘privatizzazione acqua’
   L’Unione Europea ha chiesto a 72 paesi di aprire il mercato ad aziende private dell’acqua. Ciò è conseguenza di un fenomeno che non comprendo e non comprenderò (‘dovessi campare cento anni’): una cooperazione simile a un fidanzamento intenso e ‘armonioso’ tra aziende dell’acqua e rappresentanti di commercio dell’Unione Europea (organo esecutivo dell’UE), che nel 2001 hanno concluso l’ultima tornata di negoziazioni dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO).
   Gl’incontri avrebbero dovuto avere come fine la discussione sul Commercio dei Servizi (GATS), uno dei trattati più importanti del WTO (regole su varie  aree di commercio internazionale in campi come energia, telecomunicazioni, educazione, turismo, trasporti e acqua).
   Il range dell’accordo originale è stato ampliato da un ‘miracoloso’ nuovo incontro (per liberalizzare il commercio dei ‘servizi’ in tutto il mondo): membri del WTO hanno negoziato (pare) tra loro, per facilitare gli spostamenti (dei ‘servizi’ e delle compagnie che li forniscono) da un paese all’altro, da un capo all’altro del mondo. Non me ne voglia il WTO, se vedo il loro ‘negoziare’ come un ‘tramare’ senza remore, alle spalle degl’inermi popoli del mondo. Il WTO avrà pure le competenze per fissare delle regole internazionali sugli scambi di energia, tecnologia, turismo, ecc., ma il ‘potere’ di mercificare un bene comune (del quale l’umanità e l’umanità soltanto è fruitrice-padrona sovrana) come se lo è procurato? Se lo è posto sulla testa, autoincoronandosi come Napoleone e scippando il genere umano della legittima sovranità o si è servito delle mani compiacenti di qualche ‘papa’ snaturato (come la UE, per esempio)? Gli uomini tutti, gli esseri umani di ogni area del mondo sono i padroni dell’acqua, la UE e il WTO non lo sanno? Ogni piccolo essere umano scuro, chiaro, giallo, rosso, gigante o pigmeo ha più voce in capitolo del WTO sul possesso dell’acqua, anche se non sa dell’esistenza di organizzazioni mondiali (dalle sigle a lui incomprensibili). La UE e il WTO lo sanno, non è vero? E perché, allora, lo ignorano e passano sui diritti sacrosanti dell’uomo come mandrie micidiali e pesanti? In nome di chi e di che cosa? Del ‘guadagno’ e del dio denaro…, ma questi dèi si rivolteranno contro i loro adoratori, in un giorno non lontano. Funzionari, impiegati, negoziatori grandi e piccoli delle organizzazioni europee e mondiali portano avanti direttive-provvedimenti-progetti boomerang, in nome di una posizione, di un posto di lavoro/del prestigio più o meno rilevante che ne deriva e del tornaconto proporzionato al tutto, dimenticandosi completamente del piccolo uomo dalle mani callose che ha scavato pozzi e percorso deserti, per procacciarsi l’acqua, dei vecchi e dei bambini che contano sul liquido prezioso, in varie latitudini, delle massaie che si affaccendano attorno ai rubinetti (e che ancora vanno alla sorgente con anfore e secchi, in tanti luoghi del pianeta terra), dei ceti abbienti-medi- non abbienti che, comunque e ovunque, sopravvivono grazie all’acqua.  Gli Enti Locali italiani e le varie municipalità mondiali sono parte integrante tanto dei cittadini singoli quanto delle collettività che li hanno scelti anche come amministratori della ricchezza-acqua indispensabile e irrinunciabile. Sono loro che devono provvedere ai servizi annessi e connessi alle necessità idriche della cittadinanza di competenza. Le negoziazioni WTO del 2001 hanno cambiato questo stato di fatto, alterando, all’insaputa del cittadino-tipo e delle masse, l’ordine naturale dei diritti più sacrosanti dell’umanità, investendosi di potere illimitato sul diritto al possesso dell’acqua. Il WTO, proprio come un potere imperiale (per discendenza divina o per investitura?!? ) aveva la facoltà di elencare i ‘servizi’ che proponeva ai fruitori stranieri  e di richiedere, poi, che un membro aprisse i mercati per i quali non si era impegnato. Le aziende straniere, in seguito a ciò, avrebbero fatto l’offerta dei servizi. I termini del trattato sono stati negoziati dagli Stati membri del WTO (in barba a tutti gli esseri umani ovunque sparsi, nelle relatà metropolitane, nelle lande più sperdute, nelle giungle e nelle foreste ancora vive e abitate e nel più completo disprezzo di qualsiasi forma di vita della terra).
   Tenendo conto di dette negoziazioni, la Commissione Europea ha inviato richieste di liberalizzazione dei servizi in favore di 109 paesi. 72 di tali richieste riguardavano l’apertura del mercato dell’acqua ! Ecco l’origine della privatizzazione dell’acqua, ovvero della trasformazione di un diritto sacrosanto alla sopravvivenza in ‘capitale’ da vendere-scambiare-investire-quotare in borsa. Ecco il paradosso con il quale una parte del genere umano compie il gesto più insidioso e vile /il tradimento più meschino e subdolo ai danni del resto del genere umano e di se stesso. ‘È roba dell’altro mondo’ si potrebbe dire, se non venisse fatta di pensare che un ‘altro’ mondo dove simili nefandezze accadano è difficile da concepire…
   Le ‘richieste’ suddette sono state ammantate di una parvenza di ‘correttezza’ e persino di ‘etica’ e sono state inoltrate (‘segrete’) al Polaris Institute, gruppo di sostegno no profit, che le ha pubblicate in rete. La cosa  apparirebbe ironica e persino comica, se non fosse più amara della insidiosa cicuta: il Polaris è un gruppo di ‘sostegno’… (a chi, in nome di Dio? Ai poteri finanziari che tramano a danno del piccolo bipede chiamato ‘uomo’ che non sa delle trappole e non si può difendere?); è anche ‘no profit’… e ciò è ancora più… ‘patetico’, perché questo Istituto si fa ‘tramite’ senza profitto (vale a dire per fare, in questo spcifico caso, beneficenza… a chi si accinge a mettere a sacco la cassaforte mondiale più inviolabile e intoccabile)?
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Il seme malato della mercificazione dell’acqua
   La decade degli anni novanta è stata la culla del concepimento e dello sviluppo del seme malato della privatizzazione dell’acqua. Nessuno ha avuto sentore subito dell’insidia annidata in quella malaugurata idea, poiché era ‘travestita’ da proposito umanitario (l’estensione della fornitura idrica e dei servizi relativi alle aree che ne avevano bisogno come del pane) o, se si preferisce, da principio evangelico (‘dar da bere agli assetati’) e, se non fosse stata un tranello infido e vile, sarebbe stata una manna per tutte le latitudini desertiche che di sete muoiono, quando la siccità spacca la terra come pane infornato troppo a lungo, e che di acqua periscono, quando le paratie del cielo si spalancano in diluvi universali.
   La massa  umana (occupata a imbastire il laborioso micro-orizzonte quotidiano) non ha captato l’insidia. Soltanto alcuni, come gnu che percepissero nell’aria l’odore del leone e drizzassero le orecchie, si sono insospettiti, di fronte al sostegno della Banca Mondiale alla cosa, ma l’inarrestabile truffa ai danni dell’inalienabile ‘bene’ acqua era ormai partita alla grande.
   Molti sono coloro che hanno capito che cosa stava accadendo e che hanno (chi prima, chi dopo) levato la voce del dissenso, ma non sono riusciti a far giungere il segnale di pericolo ai relativi popoli mondiali, proprio come gli elementi più inquieti e sensibili delle mandrie alla pastura non riescono, il più delle volte, a mettere in guardia la massa  e a farla reagire in tempo al pericolo.
   L’uomo molto antico sapeva che l’acqua apparteneva a tutte le creature viventi e si limitava a spartirla con esse. L’uomo meno antico ha avuto bisogno di regolamentare la vita collettiva e, ove necessario, anche le vie da/per l’acqua. L’uomo più recente ha avuto bisogno di sancire i diritti più sacrosanti degli esseri umani e il diritto inalienabile all’insostituibile elemento vitale che si chiama acqua (Convention on the Elimination of all forms of Discrimination Against women- 1979/ Convention on the Rights of the Child- 1989/ International Covenant on Economic, Social and Cultural rights- 2002).
   La trasformazione dell’acqua in ‘merce’ vendibile/venduta/in vendita deriva da un fenomeno sconcertante e preoccupante insieme: quello delle strutture/amministrazioni pubbliche che ‘abdicano’ (senza chiederne il permesso all’elettorato/ai cittadini che le hanno legittimate) in favore di soggetti privati e di multinazionali (pronti a trasformare il prezioso elemento H2O in grande affare).
.   L’Inghilterra (che pare sbagliare, alas, tutte le scelte legate ai valori più sacri) si è incamminata su quel sentiero sbagliato da tempo: in UK, il governo scelse la politica della privatizzazione dell’acqua già al tempo della Thatcher, inserendola nella libera economia di mercato (e dando un esempio pessimo ai paesi mondiali, ancora ignari degli ‘effetti collaterali’ che sarebbero emersi soltanto con il tempo). Può servire ora, come esempio negativo, per dissuadere chi non abbia ancora intrapreso quella stessa strada, poiché, in Inghilterra, l'espropriazione dei servizi idrici ha causato, nel solo 1994, 18.636 utenze disconnesse, tariffe cresciute del 50%, occupazione nel settore calata del 21,5% in dieci anni (e, per contro, investimenti sulla rete e profitti aumentati del 147% e paghe degli alti dirigenti aumentate dal 50 al 200%).
 
.   La Francia ha scelto la gestione delegata, assegnado i servizi idrici a privati (‘se non è zuppa è pan bagnato’). 
.   Il Canada ha tagliato i fondi federali e provinciali alle municipalità che si sono dette ‘costrette’ a tagliare, a loro volta, le spese per le nuove infrastrutture e ad aprire agl’investimenti di compagnie private (ergo alla privatizzazione dell’acqua).
.   La diminuzione delle finanze pubbliche è l’alibi-giustificazione della privatizzazione dell’acqua anche in Germania, Italia, Paesi Bassi, Irlanda e persino in città di Asia, Africa, America Latina.
.   La privatizzazione dell’acqua ha esteso i suoi tentacoli fetidi fino a Giacarta, Manila, Casablanca, Dakar, Medan, Nairobi, La Paz, El Alto, Buenos Aires, Città Del Messico, Cordoba
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I titani-predoni senza maschera
   L’umanità è stata espropriata dell’acqua, cioè del bene supremo-ultimo della sua sopravvivenza, in buona parte del mondo: il criterio di scelta dei nuovi ‘proprietari’ è stato il ‘potere di acquisto’. Gli Enti Pubblici hanno usato come ago della bussola, cioè, il ‘capitale’ e hanno indirizzato la loro ‘prua’, quindi, verso le multinazionali, i levrieri che, pregustando la grassa preda, spingono perché l’acqua diventi ‘merce’ in ogni angolo della terra. Tutto questo è terribile e fa accapponare la pelle. L’umanità dovrebbe unirsi, urlando “al ladro!” e indurre alla ragione le amministrazioni Locali e i governi, ma le cose non vanno così…  
   La ditta americana Mc Curdy Enterprises vuole vendersi l’acqua dei grandi laghi canadesi e del fiume Saint Laurent. Altre compagnie statunitensi ne stanno seguendo l’esempio. Dietro c’è la ALENA (Accordo per Libero Scambio Nordamericano), un titano che ha per cuore il ‘capitale’, un treno che scorre sui seguenti binari: denaro = tecnologie avanzate = potere = ‘peso’ sul mercato mondiale = mani rapaci pronte a ghermire persino la linfa di cui la vita è fatta e di cui le sue aspettative si nutrono.
   La ALENA vede l’acqua come un prodotto commerciale, alias una merce di libero scambio.
Le grandi compagnie produttrici di bevande gasate, come Coca Cola e Pepsi Cola, non stanno certo a guardare ed entrano nella guerra per l’accaparramento della ricchezza-acqua (altri cani selvaggiamente agguerriti attorno all’osso già oggetto di strategie-dispute-battaglie senza esclusione di colpi tra i giganti dell’acqua minerale e di sorgente, come Danone e Nestlé, e dell’acqua trattata, come la francese Suez Lyonnaise e l’americana Culligan.
   La Danone ha già inflitto delle sconfitte cocenti alle sue concorrenti (ha ‘acquistato’ la gestione di una sorgente in Indonesia/ di una sorgente in Cina e di una sorgente negli Stati Uniti).
   La Nestlé sta già distribuendo in Pakistan la sua ‘merce’-acqua ‘purificata’.
   Danone e Nestlé (che sono le più grandi produttrici di acqua minerale al mondo) stanno sguinzagliando i loro segugi in tutte le direzioni dei ‘quattri angoli della terra’, per rubare le sorgenti chiacchierine alle  ignare popolazioni locali del creato. È una tragedia dalle dimensioni immani quella che questa generazione di ‘uomini d’affari’ sta intessendo ai danni del genere umano.
Nestlé e Danone puntano anche all’accaparramento (tipo monopolio) del mercato mondiale dell’acqua ‘purificata’ (cioè, oh santi numi, acqua del rubinetto addizionata di… Sali minerali).
   L’acqua del pianeta (stra-usata/stra-abusata/dispersa/’malversata’/inquinata/’violata’/mal distribuita) diminuisce in modo allarmante. Occorrerebbero (occorrevano già ieri e l’oggi è divenuto domani…) voli di saggezze equilibrate e sicure come il respiro, per attingere con giustizia ed equità ai ‘barili’ preziosi del liquido portatore di vita (atteso e invocato da tante creature, in tanti luoghi, ove la natura non ne è munifica), e invece…  alcuni uomini s’inventano gl’inganni-sopraffazioni subdoli e sbalorditivi dei colpi bassi da infliggere  agl’indifesi (a suon di ‘capitali’ che, se non hanno come ‘padri’ principi del tutto rispettosi della vita, dovrebbero almeno poter partorire effetti-‘figli’ garanti della continuità della vita). I responsabili di questa ingiustizia sociale del terzo millennio sono o non sono eredi di Adamo? E, se lo sono, hanno erditato soltanto l’argilla della genesi? Come hanno fatto a strapparsi dal corpo il ‘soffio divino’ trasferito da Dio nell’opaca e oscura materia? Vorrei tanto dire loro che sono miei fratelli e lo vorrebbero anche coloro che, se vogliono vivere, devono accedere all’acqua e, se vogliono bere, devono ‘pagare’ i ladri che gliela portano via. I lettori di questo articolo (o almeno alcuni di essi) penseranno, forse, che le mie parole siano troppo ‘forti’ e, comunque, esagerate. Li capisco. Mi piacerebbe non dovermi rendere conto di tutto ciò che non va e poter parlare soltanto di cose belle e ‘buone’. Le cose positive, per fortuna, esistono, ma l’argomento ‘privatizzazione’ dell’acqua non ne fa parte.

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La guerra dell’acqua
   L’umanità (globalmente intesa) ignora l’inganno a suo danno tramato e ‘dorme a sette cuscini’ e, intanto, i titani-predoni si sfidano attorno alle sorgenti della ‘comunità’ mondiale e scatenano la guerra più ingiusta e incredibile del creato.
   I fuorilegge del passato, che trucidavano i cercatori d’oro, per rubarne le miniere, appaiono meno pericolosi (e persino ingenui e innocui) di fronte alle piovre complesse, ramificate e potenti dei ‘tramatori’ che brandiscono ‘accordi’ legali contro popoli interi (giustiziando la fiducia dei singoli, delle collettività e dei viventi più vulnerabili della terra).
   La parte di società che si è accorta di ciò che accade, si oppone.
.   Canada: Un’inchiesta (1996) ha mostrato che il 76% della polazione era allarmata e contraria alla privatizzazione dell’acqua (mi domando se il restante 24% sapesse di quell’inchiesta e del suo topic); a Montreal, nel 2001, diecimila persone hanno protestato contro le autorità del Quebec e gli hanno impedito di privatizzare l’acqua.
.   Panama: la popolazione ha indotto le autorità a desistere dalla privatizzazione dell’acqua.
.   Bolivia: A Cochabamba, i campesinos, che manifestavano pacificamente contro l’irragionevole aumento delle bollette dell’acqua, sono stati trattati come rivoltosi (peggio per il governo che, invece di intimidirli e tacitarli, è caduto). La legge ‘nazionale’ boliviana non ha tenuto conto della paga dei lavoratori (che si aggira attorno ai 350 pesos al mese, sui quali i 20 pesos mensili dell’acqua pesano come montagne), ma non c’è da meravigliarsene, perché ‘scimmiottava’ pari pari il ‘contratto’ stipulato tra le imprese private che ‘scippano’ gli abitanti di ogni sorgente del territorio di Cochabamba, con esproprio totale persino dei pozzi atavici scavati dagli antenati segnati dagli stenti e dai calli. Avete capito bene: persino i pozzi degli ultimi della terra sono presi di mira dalle multinazionali, come’unità’ da ‘censire’ e ‘tassare’ (come non pensare a serpenti che sostituiscano le loro fauci immonde alla bocca dei neonati sui capezzoli dei seni materni…).
   La remissività dei paesi poveri nei confronti dei ricatti dello strapotere e del denaro è un arcano presto svelato: la banca mondiale e le istituzioni finanziarie internazionali (IFI) hanno gioco facile, offrendo prestiti in cambio della privatizzazione dell’acqua. Il fondo monetario internazionale e la banca mondiale hanno, senza fatica e con blandizie-‘capitale’, conquistato (‘per scasso’) le vie dell’acqua anche in Niger/ Mozambico/ Benin/ Rwanda/ Camerun/ Tanzania/  Kenya/ Honduras/ Yemen (rimbecilliti dal ‘canto delle sirene’ proveniente dal Poverty Reduction and Growth Facility- PRGF).  
   Ciò che di umano possiamo ancora vantare di chiudere in noi stessi esce davvero malconcio da questi eventi.
   Le falde friatiche non hanno bandiere-confini-razze. Appartengono all’umanità in senso lato. Non hanno padroni. Gli uomini designati dai popoli della terra come politici di riferimento (perché si occupino della res pubblica) difendano l’acqua (in nome  e per conto delle cittadinanze) e non se la vendano, per favore! I popoli si sveglino e, se occorre, si trasformino in eserciti, in difesa dell’acqua, cioè della vita propria e dei figli. Impediscano ai sindaci e alle giunte dei vari Comuni e alle vatrie municipalità mondiali di concepire e pubblicare bandi per la ‘gestione idrica’ e di inscenare le conseguenti gare d’appalto (con cui vendersi l’acqua di tutti) e di scegliere le vie dell’ignavia, della disinformazione, della superficialità e dello scaricabarile.
.   Italia: I cittadini hanno bisogno di additare ai sindaci e alle giunte la ‘diritta via’ e di farli rinsavire. Le buste delle offerte che rispondono alle gare d’appalto non sempre sono ciò che sembrano e spesso nascondono trabocchetti che si rivelano tardi. Portano il nome e il timbro di società private, cooperative, associazioni temporanee d’impresa (esempio: Dondi S. p. a./COSAT S. p. a./R. D. R. s. r. l./ FREDEL s. r. l./COSTRAMA- com’è accaduto a Pozzuoli, nonostante la strenua opposizione di tutta la popolazione) che, dopo qualche anno si ‘sposano’ in S. p. a. nelle quali entrano, con acquisizione dei titoli azionari, le multinazionali (vedi Sarnese Vesuviano/Sele, dove sono subentrate Suez e Enel Hidro). Il risultato è l’inevitabile aumento graduale delle bollette, che le multinazionali giustificano con ‘investimenti fatti sulla rete idrica’ (dimenticando sfacciatamente di controbilanciare la cosa con i ‘titoli azionari’ quotati in borsa).
   Come si possa ‘quotare’in borsa l’acqua è un mistero (e uno scempio) che neppure i defunti giocatori di borsa del passato potranno capire o accettare. Gli amministratori delle multinazionali e i loro tirapiedi tutti sono dotati di un corpo al 70% fatto d’acqua, come ogni altro essere umano (o no?!?): quoteranno in borsa e venderanno pure quello? Niente di più facile (con la svalutazione incipiente dei principi-valori più sacrosanti) e niente di più blasfemo sotto il cielo attonito di questa confusa era in cerca d’autore (che si dimentica di Dio).
   La legge Galli, nel teatro politico italiano, avvantaggiava le S. p. a., ma rendeva anche corresponsabili gli Enti Locali appartenenti allo stesso bacino idrogeografico (che si approvvigionavano, cioè, alla stessa fonte che dovevano salvaguardare nella sua dinamica idrogeologica-ecologica e di biocenosi autoctone, in linea con la direttiva UE 60/2000).
   I Comuni italiani e le municipalità mondiali che scelgono la via della privatizzazione dell’acqua ‘dimenticano’ quasi sempre di coinvolgere i cittadini (delle cui vite dispongono in un modo dittatoriale che contrasta con tutti i principi basilari della democrazia), alla faccia della Convenzione di Haruhus (1998) e della direttiva 2003/35/CE che sanciscono il diritto dei cittadini di partecipare ai processi decisionali.
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La privatizzazione dell’acqua in Italia

   Legalizzata nel gennaio 1994 dalla legge Galli, la privatizzazione dell’acqua vale 2.530 milioni di euro all’anno, in Italia. Riguarda ormai, bene o male, l’intera penisola; con il  Decreto Legge del 25 giugno 2008 (n. 112, convertito in Legge il 6 agosto 2008- n. 133- art 23bis) e la sua parte dedicata alle liberalizzazioni dei servizi pubblici locali, riceve l’ultimo tassello necessario alla privatizzazione di tutti i servizi pubblici e, quindi, anche di quelli idrici da parte degli enti locali, e, nello specifico, dei Comuni.
Il passato che non conosceva bollette e che aveva libero accesso all’acqua non avrebbe potuto mai concepire organismi ‘alieni’ come i 92 “Ato“ italiani (formati dalle amministrazioni locali, si occupano delle risorse idriche di competenza/ fissano le tariffe/ decidono gli investimenti necessari/ affidano la gestione tramite gare pubbliche).   67 di essi hanno già effettuato l'affidamento; il 60% ha scelto la concessione a società a capitale pubblico. Nel nord la percentuale dei gestori pubblici è notevole (su 68, 44 sono pubblici).
Lazio, Toscana ed Emilia hanno  il 70%“ di gestione privata.   
 L’acqua della Sicilia è gestita dai capitalisti privati.
Capita anche che alcune società a capitale pubblico si comportino come i peggiori enti privati (vedi la Abbanoa, in Sardegna) e, usando come impiegati strapagati ex politici locali, sottraggano ai
Comuni la gestione della rete idrica.   
 I gestori privati dell’acqua, generalmente, cadono sotto l’egida  di banche, di fondi d’investimento e di multinazionali (vedi l‘italiana Parmalat, l‘americana Coca-cola, le francesi Suez, Danone, Veolia Vivendi, la svizzera Nestlè, la tedesca RWE).   

Sette delle società che controllano l’acqua della penisola italiana sono quotate in borsa e la colpa di ciò, come ho già detto è da ricercare nella direttiva UE che impone gare europee pubbliche (per lavori e gestione  del servizio idrico, nel rispetto della legge Galli) e nell’articolo 35 della finanziaria 2002 (approvato da entrambi i poli, durante l’allora governo Berlusconi) che convertì le aziende di servizi pubblici e quelle municipalizzate in società; sancì la cessione ai privati del 40% della forza lavoro e delle infrastrutture delle aziende pubbliche in generale e municipalizzate o che controllavano il 60% della rete idrica italiana; impose l’obbligo dei bandi, per affidare la gestione
dell’acqua ai gestori privati.

   La privatizzazione ha fatto lievitare terribilmente le bollette. La media varia da un luogo all’altro e può raggiungere picchi sbalorditivi (tra il 2005 e il 2007: 15% a Genova, 14% a Firenze, più del 300% ad Aprilia).    Si dice che i  profitti dei gestori, invece, siano aumentati del 700%... e non c’è da farsi alcuna meraviglia (come ci si può aspettare che aziende private, che antepongono il massimo profitto a tutto e che, per ottenerlo, spianano qualsiasi ostacolo, si preoccupino del ‘bene comune’?). I governi mondiali (e, ahimè, quello italiano tra essi) hanno imboccato una strada a senso unico (angusta e pericolosa) e devono fermarsi/tornare indietro finché sono ancora in tempo, perché non promette nulla di buono e peggiora la ‘situazione’ idrica e la vita delle popolazioni.
   L’acqua continua a disperdersi (perché le borse dei gestori sono tutto fuorché munifiche e attente); i paesi che non ricevono l’acqua con regolarità non diminuiscono; i ritardi nelle riparazioni non migliorano (anzi peggiorano, perché i Comuni non hanno più autorità in materia); il settore occupazionale ne risente non poco (perché le aziende private, accecate dalla corsa al guadagno, effettuano dolorosi tagli di personale); gli uomini, che cessano di essere tali e diventano soltanto ‘utenti’, ricevono meno e spendono sproporzionatamente di più (e in bolletta si trovano i ‘costi di depurazione’ anche dove i sistemi di depurazione, indispensabili e urgenti, sono soltanto fantasmi-trucchi-estorsione). Mi viene voglia di ripetere un vecchio slogan della lega dei tumori (“chi fuma
danneggia anche te, digli di smettere”) e di parafrasarlo, come slogan da condividere con chi di privatizzazione è già affetto e con chi ne è ancora immune : ‘chi privatizza danneggia anche te, digli di non farlo’, anche perché mettere i ‘tesori’ autentici, che la madre terra ci elargisce, nelle mani delle multinazionali vuol dire sapere da dove si parte e non poter immaginare dove si potrebbe arrivare (con le mutazioni-sperequazioni-speculazioni impensabili e imprevedibili).  Cercherò di spiegare  meglio che cosa renda la situazione italiana più ‘vulnerabile’ di quella del resto d’Europa:
I fiumi non hanno più tutte le difese naturali e sono cementificati negli argini. Le acque visibili e/o sotterranee, dissacrate dagli scarichi chimici delle aziende varie e anche da quelli delle aziende agricole, ricevono il colpo di grazia dalle discariche di rifiuti tossici (come non citare il ‘triangolo della morte’ di Acerra-Nola-Marigliano, ove c’è diossina in abbondanza in tutto il ciclo vitale- grazie ai controlli latitanti o mancanti e alle sanzioni ridicole o assenti).  Le montagne sono aggredite e ‘vivisezionate’ (vedi il Gran Sasso sventrato e il Mugello ‘massacrato’). Le dighe nascono come funghi (ce ne sono 50 solo in Sicilia- 44 non sono ancora state collaudate) senza troppa attenzione agli equilibri ecologici e ambientali. Le miniere e le cave non hanno ‘progetti-madre’ oculati. L’abusivismo (vedi il "Centro direzionale" di Napoli sopra un fiume e le acque del Sebeto che non vanno più a finire nel mare, ma dentro i muri e nelle fondamenta delle costruzioni) e la speculazione edilizia risparmiano pochi luoghi benedetti. Gl’inceneritori e le centrali termoelettriche sono la ‘ciliegina’ avvelenata di cui ‘non si può fare a meno’. 
    Il 90% della fatturazione dell’acqua, in Italia, proviene dagli usi domestici; del 55% destinato all’agricoltura e del 20% destinato a industria ed energia soltanto il 10% è censito e fatturato. L’abusivismo la fa da padrone (ci sono approssimativamente un milione e mezzo di pozzi illegali sul suolo italiano). Ciò vuol dire che il 75% dei prelievi e dei consumi dell’acqua dolce sono destinati alla ‘produzione’ quasi gratis et amore Dèi (soltanto il 10% è censito). Famiglie normali, vecchi, bambini, malati (e ‘chi più ne ha ce ne metta’) pagano, invece, ogni doccia che si fanno e ogni brodo o caffè che bevono e… pagano anche l’acqua che ’chi ha i soldi’ non paga e che (quel che è peggio) ‘insozza’ e ‘vilipendia-avvelena’ come meglio crede e poi scarica (risparmianadosi
pure i filtri e/o lo ‘smaltimento’ previsto dalla legge).
   Le condutture italiane avrebbero bisogno di ‘attenzione’ non indifferente, perché, come ho già accennato, ‘perdono’ l’acqua strada facendo (dal Nord al Sud ciò ha un’incidenza che va dal 30/40%  fino al 75%). Un terzo della popolazione non ha accesso all’acqua potabile come dovrebbe ed è privo di sistema di depurazione; coloro che non godono dell’accesso alle strutture fognarie sono quasi il 50% (e, se così non è, poco ci manca); Puglia e Sicilia (e parte della Basilicata) ricevono l’acqua ‘razionata’ e ‘a ore’; alcune città hanno problemi di ‘travasi’ tra le fogne e le falde che ‘servono’ i rubinetti (Palermo – Napoli – Bari riscontrano, di tanto in tanto, colibatteri fecali nell’acqua potabile).
.   Warning: - Gli adoratori del ‘capitale’ non si porranno alcun problema rispetto a inquinamento, sicurezza della rete idrica, qualità dell’acqua, protezione delle catene ecologiche.
   - La privatizzazione non risolve i problemi dai quali le amministrazioni pubbliche ‘fuggono’… I privati (e le multinazionali che giocanao a hide and seek dietro di loro, tenendosi per mano con il banco mondiale) ‘non ci pensano nemmeno’: aumentare il loro ‘capitale’ è tutto ciò che li spinge a stendere i loro tentacoli su tutta la rete idrica mondiale, come una grande piovra assetata- ahimè- di linfa umana, ( e, per rendere competitiva la concentrazione di capitale nei confronti dei concorrenti stranieri, faranno ‘cadere molte teste’, cioè sacrificheranno molti posti di lavoro, senza sentire il bisogno di confessarsi per ‘aver tolto il pane di bocca’ a molte famiglie). - Nessuno spenderà i capitali ingenti che occorrerebbero per risanare la situazione; la cittadinanza perderà i diritti sacrosanti di ‘proprietaria dell’acqua’ e verrà caricata di un ‘pizzo’ (legalizzato)  sproporzionato alle sue forze e ai ‘servizi’ ricevuti. - La cosa più triste sarà che i ‘tutori della legge’, dalla privatizzazione in poi, dovranno ‘offendere’ i principi costituzionali ai quali hanno giurato fedeltà (e che credevano di poter portare cuciti sulle loro mostrine e sui loro berretti) e dovranno ‘obbedire agli ordini’ dei nemici delle cittadinanze varie (quando le multinazionali ‘suoneranno la tromba’ dei dictat della cupidigia e li manderanno a ‘proteggere’ chi andrà a ‘staccare ‘ i contatori degli utenti morosi, cioè dei legittimi proprietari dell’acqua vittime dello strozzinaggio di chi, dopo averli derubati, dice loro: “Paga o muori!”). 
  - Potrebbe persino ‘non esserci fine al peggio’, perché, quando i ‘nuovi padroni’ di acquedotti e sorgenti e i colossi delle acque minerali ‘si sposeranno’ (cosa possibile e temibile insieme), potrà  succedere di tutto. Il minimo sarà ‘screditare’ o, peggio, ‘demonizzare’ l’acqua del rubinetto e ‘pompare’ i consumi dell’acqua in bottiglia (‘rubinetto’ non stop di capitale ‘corrente’ nelle casse di quei capitalisti che non immagino affatto pieni di scrupoli). - Mi pare chiaro anche che riparare le ‘interruzioni’ delle reti idriche non rientrerebbe tra le ‘priorità’ delle multinazionali (dal momento che potrebbero ‘lucrare’ sui ritardi delle riparzioni o sulla mancata effettuazione di esse) e che il loro motto non sarebbe ‘riciclare’ ma ‘consumare’. Cadere in un simile baratro significherebbe davvero entrare in un’era buia dalla quale emergeremmo abbrutiti e non migliorati.Occorre che calcoliamo bene i passi da prendere prima che sia tardi e che la guerra mondiale dell’acqua si spinga troppo oltre ed entri in una fase senza risparmio di ‘colpi’ poco auspicabili per l’imanità.  
 - Le amministrazioni (vicine e lontane, cioè locali e centrali) farebbero bene a non lasciarsi ‘ricattare’ o, peggio, corrompere dai ‘predoni’ vari e a ergersi contro la devastazione ambientale/ la deforestazione/ la ‘malversazione’ irragionevole delle risorse depredate e vicine all’esaurimento/ l’aumento delle bollette e il furto dell’acqua nei confronti degli ultimi della ‘catena’/ i provvedimenti peggiorativi del settore lavorativo in questione/ gli appalti e i subappalti (controllati dalle multinazionali o, peggio, dalle mafie varie) per costruzione-manutenzione di reti idriche-fognature-dighe-depuratori/ il pericolo di ’imboscamento’ dei finanziamenti pubblici (come i 2.162 milioni di euro stanziati per l’emergenza idrica del mezzogiorno e destinati all’arco di tempo che va dal 2002 al 2010)/ la confusione ‘dolosa’ nella divisione del bene acqua tra i vari usi (civile-industriale-energetico-agricolo)/ l’impossibilità di programmare la distribuzione in modo giusto tra i bisogni dell’abitato e del settore produttivo/ l’oblio delle zone ‘depresse’ (nel senso agricolo del termine)/ la differenza tra Nord e Sud/ l’imperversare degli scontri finanziari (tesi al possesso delle acque e di ciò che vi gira attorno) tra titani e la ricaduta (inevitabile degl’intrighi commerciali tra multinazionali/regioni/province/comuni) sui ‘teatri’ dell’acqua (i luoghi che di essa vivono e si nutrono). Comuni, province, regioni e governo centrale ‘dove hanno la testa’, per non vedere ciò che accade? Come possono permettere che si accendano contese attorno a pomi della discordia su cui ognuno dei contendenti dovrebbe vergognarsi di avanzare pretese? Sono assenti o conniventi nelle guerre senza arte né parte sul possesso delle acque del Garigliano e del Volturno, tra Lazio e Campania, su quello delle sorgenti del Matese (come e perché permettono la rinegoziazione continua dei flussi degl’impianti di detto acquedotto?), tra Molise e Campania, e su quello delle sorgenti dell’Irpinia (o su quello delle sorgenti del Pollino che riforniscono l’acquedotto pugliese)? 
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Le voci del dissenso in Italia
Molte sono le voci che si levano contro la privatizzazione, e speriamo che trovino la strada giusta per ‘ridurre’ chi comanda alla ragione. Gli effetti negativi, in Italia, sarebbero maggiori di quelli verificatisi in Inghilterra, poiché la nostra situazione ambientale e strutturale, già più precaria, è aggravata dal dissesto idrogeologico cui i vari avvicendamenti governativi non hanno prestato ‘soccorso’ dal dopoguerra a oggi. Attacchi e distruzione della natura e del territorio  risultano in alluvioni sempre più ravvicinate e disastrose – vedi Bormida 1992, Po 1994 e 2000, Sarno 1998, Soverato nel 2000/ vedi l’inquinamento delle acque, che trova la sua apoteosi nel bacino imbrifero del Sarno, il più inquinato d'Europa, e le condizioni in cui versano i laghi  prealpini.

 Vari comitati, in tutta Italia, hanno raccolto firme, chiedendo al governo di tornare alla vecchia gestione pubblica municipalizzata. Le firme (soltanto 406.000) sono in attesa del gesto di adesione di molti (e, meglio ancora, di tutti, perché l’acqua è un tesoro estorto che tutti hanno perduto).
   Le voci del dissenso sono infinite, in tutte le regioni e i problemi si toccano con mano. I Comuni del Polesine, per uscire da un crack finanziario accumulato da Polesine Servizi (che aveva comunque ‘spremuto’ pagamenti salati ai cittadini), hanno deciso di accollarsi una ricapitalizzazione. Uno dei comuni, il cui sindaco non ha voluto sottoporre i cittadini ad aggiuntivi disagi economici, non ha aderito ed è stato espulso dalla Ato.   

.   Toscana: ci sono lotte anche in questa meravigliosa regione (dove sono nati alcuni movimenti contro una legge regionale che minaccia di consegnare il 60% della proprietà delle reti idriche di Firenze e dei comuni del Valdarno ai privati).

.   Sardegna: chi ha occhi per vedere, orecchie per sentire e cervello per intendere si oppone alla privatizzazione dell’acqua e alle bollette-ladre di Abbanoa: a Bonannaro, in provincia di Sassari, è nato il comitato “Abbanostra”; nel centro dell’isola, la gente protesta contro i rincari delle bollette e i ‘servizi’ carenti forniti da Abbanoa e contro i sindaci che non hanno ancora capito dove la privatizzazione vada a parare.
.   Sicilia: Il governo nominò (nel 2002) il presidente della regione siciliana ‘commissario per l’emergenza idrica in sicilia’, annullando, in tal modo, qualsiasi ‘paletto-principio’ piantato dalla gestione commissariale precedente (l’ex generale dei Carabinieri Jucci) come eventuale ‘argine’ provvidenziale. Gli acquedotti siciliani, gestiti dall’EAS (ente acquedotti siciliani) hanno sempre risentito di grossi problemi (vedi clientelismo e altri- trentennali- interessi oscuri ‘incartati’ nella definizione ‘incompetenza’: abusivismi-distribuzioni clandestine-pizzo estorto a privati e imprese-bacini abusivi-dipsersione della risorsa acqua-autobotti venditrici di linfa vitale sine qua non). Questo era il ‘terreno di semina’ su cui la privatizzazione dell’acqua è andata a innestarsi in Sicilia e nessuno può meravigliarsi del fatto che la gente abbia pensato: “si può soltanto migliorare”/ quando si tocca il fondo, si può soltanto risalire. Così non è stato, purtroppo e, ancora purtroppo, chi ha predisposto il piano per la privatizzazione, contava, probabilmente, proprio su questo stato d’animo della gente e ha aggiunto ‘al danno la beffa’, perché la regione aveva già speso centinaia di miliardi (i soldi di cittadini che non sono magnati della finanza) per migliorare le strutture idriche/ creare dighe/ ‘sistemare’ laghi esistenti e crearne di artificiali/ fare e rifare condutture/ impiantare dissalatori “per risolvere definitivamente il problema dell’approvvigionamento idrico”. Il tradimento-voltafaccia senza precedenti giunse nel 2003, quando all’EAS venne inflitta una liquidazione ‘per dissanguamento’ (senza neppure chiuderne il bilancio-con conseguenze ‘impredicibili’ sull’enorme patrimonio immobiliare dell’ente medesimo sparso su tutta l’isola e caduto in una giungla di terre di nessuno di ‘competenze’ e/o vigilanza) e laghi-fiumi-sorgenti e tutto ciò che aveva a che fare con l’acqua furono affidati a una società privata (SiciliaAcqua- che presta il volto a Enel/Vivendi e agli altri grandi nomi che la compongono- con incarico trentennale!). È una  storia triste e dolorosa che va ad aggiungersi a tutte le storie con cui la amministrazioni mostrano il lato masochistico dell’umanità che misconoscono. È la solita vecchia storia: i diretti ‘proprietari’ dell’acqua, i cittadini, sono stati rapinati. L’acqua è stata ceduta a una società privata. Gli ATO provinciali ricevono dai Comuni le competenze per la distribuzione idrica nella provincia e fanno, a loro volta dei bandi: privata è la società regionale che vende l’acqua alla società privata provinciale che, a sua volta, la venderà ai cittadini (gli ultimi della catena- le vittime del danno tramato a loro spese). È davvero troppo complicato da capire e, soprattutto, da accettare. È una delle ingiustizie più gravi (se non la più grave) perpetrate sulla terra. La preziosa acqua di tutti, anche in Sicilia, è, dunque, gestita dai capitalisti privati. La situazione è sfuggita di mano alle amministrazioni locali, degenerando e ripercuotendosi sui cittadini in modo così negativo che, da Messina ad Agrigento, a Palermo pare levarsi un ‘si salvi chi può’ forte e chiaro. La gente fa appelli continui (persino all’arcivescovo). Il sindaco di Palermo, On. D.Giannopolo, nel 2007 ebbe a dire: “Permangono e si aggravano le responsabilità dell’ATO Idrico di Palermo nella privatizzazione selvaggia e affaristica dell’acqua in provincia di Palermo”. 25 Comuni del palermitano hanno unito le loro forze contro la privatizzazione, per chiedere alla provincia di sospendere l’affidamento alle gestioni private (sperando nell’emendamento al disegno di legge Bersani per la moratoria ai processi di privatizzazione e chiedendo al TAR  di sospendere i provvedimenti- in attesa di gesti-rammendo da parte delle autorità dell’antitrust e dei lavori pubblici). Le cose peggiorano, anziché migliorare: il commissario per l’emergenza idrica, ha ricevuto ‘poteri di vita e di morte’ sulla realizzazione del piano di privatizzazione e, invece di una privatizzazione, ne vuole fare addirittura due (e pensare che il passato avrebbe dovuto far riflettere…).
.    Napoli (e provincia): la cittadinanza si batte contro la privatizzazione dell’acqua ‘con le unghie e con i denti’ e si ‘dà da fare’ in molte direzioni. I comitati fondati come ‘quartieri generali’ Sono molti. Cito quelli di cui sono a conoscenza:
acquapubblica@inventati.org
info@unagoccianelmare.org
info@comitatoacquanapoli.org
   Questa potrebbe sembrare una notizia come un’altra, se non provenisse da un quadro politico-sociale a varie stratificazioni-ramificazioni di prospettive-interessi. I problemi sono iniziati con la privatizzazione degli impianti di depurazione (affidati a un consorzio di imprese guidato da Termomeccanica Ecologica Spa, che aveva gestito già reti idriche campane negli anni ottanta e che, dopo tangentopoli si è ripresentata con un nuovo assetto proprietario). L’affidamento di quelle gare d’appalto ha provocato ricorsi al TAR e scioperi dovuti anche a motivi contrattuali (la Termomeccanica si era impegnata a mantenere i vecchi contratti e aveva, invece , come nuova impresa privata, determinato nuove assunzioni.) L’acquedotto occidentale campano è in mano a EniAcqua dal 1980 (con concessione ventennale). Eni Acqua, però, non è più un ente pubblico (almeno non del tutto), perché l’imprenditore edile Francesco Caltagirone ne è diventato azionista. La giunta regionale non ha trovato ostacoli in ciò e nel 2004 ha rinnovato (e allargato al resto dell’acquedotto) la concessione alla società (che ora si chiama AcquaCampania), con annessi e connessi, cioè con gestione, opere di costruzione e manutenzione- già di per sé finanziati dalla legge sulle grandi opere. Lo schema usato era quello del project financing (metà investimenti con capitale pubblico/ metà con capitale privato: peccato che il capitale privato- protagonista di investimenti ma anche di notevoli profitti-  riceva, in cambio, la gestione del bene per circa venti anni). La Caltagirone Spa mira al 50%  (e alla maggioranza) della EniAcquaCampania. La Vianini, altra società di AcquaCampania, mira alla gestione dell’acquedotto pugliese (in cordata con ACEA: per il 51% del Comune di Roma/ per il 49% di Suez-gruppo dell'immobiliarista Francesco Caltagirone-fondi d’investimento Schroders e Pictet Asset management, che ha partecipazioni anche in Veolia e Suez/ ‘gestisce’ i ‘gestori’ della Toscana, Gori e Gesesa in Campania, le fontane di Roma e Firenze,  il 40% di Acque di Perugia e il 94% dell'Acea Ato 5 di Frosinone). Gli ATO (Ambiti Territoriali Ottimali) campani sono quattro. Uno (Sarnese-Vesuviano) è già nelle mani della Icar Costruzione di Marilù Faraone Mennella (compagna dell’ex presidente di Confindustria, D’Amato). L’acquedotto salernitano, invece, è gestito anche dalla Vianini Costruzioni del gruppo Caltagirone. L‘affidamento della gestione ai privati non è stata contestata, ma la possibilità che l’acqua della città di Napoli, oltre a quella di altri 135 comuni (2.500.000 abitanti,) venga privatizzata non riesce ad essere accettata dalla popolazione. L’assemblea dell’ente di ambito (i sindaci di 136 comuni –per oltre 2 milioni di abitanti ) ha deliberato, il 23 novembre del 2004, l’affidamento ai privati della gestione del servizio idrico integrato di Napoli-Volturno (a una società a capitale misto, 60% pubblico, 40% privato). La delibera di affidamento (approvata con 96 voti favorevoli, 2 contrari e 3 astenuti) prevede che entro il primo anno l’ATO ceda il 9% delle sue azioni, portando così a 49% la partecipazione del privato e che, entro il secondo anno, avvii il procedimento di dismissione della propria quota azionaria (vale a dire che la dicitura ‘capitale misto’ è soltanto un richiamo per le allodole-polvere negli occhi o come dir si voglia, perché, in men che non si dica, di ‘misto’ non avrà più nulla).
La popolazione ‘patisce’, affetta da fastidiosa invisibilità senza spiragli (ma consapevole e decisa) conta sui volenterosi irriducibili che si organizzano e formano comitati (a proprie spese) e… magari su un miracolo di San Gennaro (perché la privatizzazione dell’acqua non mutili ancora una volta i diritti umani e sociali (sacrosanti) già martoriati dalle preponderanti forze oscure (mai stanche di tramare ai danni della brava gente).   
   Il mondo si ricordi di Napoli per il coraggio dei cittadini consapevoli e civili che lottano giorno per giorno per diritti -propri e dei figli- che altrove sembrano ‘scontati’ (e non soltanto per l’emergenza rifiuti, che ha anamnesi ecologiche/umane- a misura di danno all’uomo- scarsamente legate ai cittadini napoletani normali, vittime impotenti di fenomeni-sopraffazione di varia natura).
.   Pozzuoli /Campi Flegrei: Le cittadinanze hanno iniziato nell’Ottobre 2004 una lotta civile e pacifica contro la privatizzazione dell’acqua e hanno ottenuto il ritiro della delibera di privatizzazione da parte di 136 Comuni!
   I sindaci (finalmente edotti circa le trappole in cui avrebbero infilato se stessi e tutti i cittadini) sono rinsaviti, hanno chiesto scusa alle cittadinanze e hanno assunto l’impegno di vigilare sui beni comuni.
   Dio sia lodato e ringraziato per questi esempi da seguire e per ogni goccia di buonsenso che può farsi valanga benefica e rigenerante nel mondo; siano ringraziate tutte le persone di buona volontà che, con tenacia e fiducia, non si sono lasciate scoraggiare dai mulini a vento (che parevano ‘nanificarli’ con l’imponenza dello strapotere-capitale -che oggi impera e detta legge ovunque) e che dai Campi Flegrei ci regalano questa ventata di ossigeno-speranza nella possibilità di affermare ciò che è giusto e buono anche contro ogni pronostico’razionale’.   

.   Genova: L’acqua del Comune di Genova è stata privatizzata nel 1996. Coordinatore del ‘collocamento in borsa’ dell’acqua di Genova è stata Mediobanca, la banca scelta da Amga s. p. a. (Azienda Mediterranea Gas e Acqua- l’azienda municipalizzata del gas e dell’acqua del Comune di Genova). Lo ha deciso la giunta comunale di Genova (che sarà ricordata come la prima giunta comunale che ha trasformato in società per azioni la sua azienda municipalizzata). Non è un bel primato, quello di aver trasformato l’acqua (l’essenza stessa della vita) in parte del pil (in nome del quale gli uomini del tremila si trasformano in formicai volti verso l’autodistruzione). Le azioni che il Comune di Genova ha messo sul mercato erano il 49% del capitale. Advisor finanziario è stata la Banque Paribas. I ‘soggetti’ interessati alla cosa hanno fatto i vari passi senza dubbi e senza ripensamenti (le procedure per l’offerta pubblica di vendita, la previsione di quotazione in borsa, il preconsuntivo, ecc.). La AMGA, che era nata come s. p. a. nel 1994 e aveva visto il suo status omologato dal tribunale nel ‘95, nel ’96 aveva un fatturato (261 miliardi) del 10, 7 % superiore a quello dell’anno di nascita (e un utile più alto del 16, 9 %): ciò la dice lunga sulle priorità eventuali del cambio di rotta nella gestione.      
-Godwill wish-
    Mi auguro che i cittadini italiani e quelli di tutto il mondo possano: 1) seguire le orme della gente di Pozzuoli e dei Campi Flegrei e unirsi civilmente e pacificamente, cercando di ‘spalmare’ sugli occhi delle giunte e delle municipalità il miracoloso ‘fango’ evangelico e poi ‘lavarlo’ via perché essi ‘vedano’ ciò che gli ‘utenti’ vedono: che la privatizzazione/la mercificazione/la quotazione in borsa dell’acqua è portatrice di sventura ed è un crimine; 2) chiedere che la gestione delle reti idriche ( e dell’erogazione miracolosa delle ‘sacre’ acque) torni alle amministrazioni pubbliche; 3) lasciare che la sopravvissuta civiltà contadina mondiale prosegua sulle orme dei padri, senza dover patire l’umiliazione di dover elemosinare la trasparenza vitale dell’acqua che benedice i solchi con il fremito della vita e del raccolto; 4) non dimenticare gli esseri umani (un miliardo e trecento milioni) che ancora non sono stati benedetti dall’abbondanza di acqua e che non sono stati elevati alla dignità di ‘persone’ con diritto all’acqua potabile e alla ‘garanzia’ di vita possibile; 5) evitare che quel miliardo salga a tre in pochi anni; 6) cambiare il mondo ingiusto e crudele che dà tutto a pochi e nulla a molti; 7) abolire (e, ove possibile, invertire) la logica del ‘profitto’ (che si spinge fino a mettere a rischio le risorse naturali del pianeta e a minacciare la sopravvivenza del genere umano e delle altre forme di vita).   
P. S. – Chiedo venia (se ho parlato di alcune regioni e non di altre), ma credo di aver detto le cose più urgenti e più importanti (tra quelle di cui sono, per sommi capi, informata).

***

NON C'E' LIMITE ALL'INVENTIVA DEL MALE
(ALIAS GLI ADORATORI DEL DIO DENARO HANNO VALICATO IL LIMITE OLTRE IL QUALE PIU' NULLA C'è DI SACRO E NEPPURE I NEONATI SONO AL SICURO). L'ARTIOLO SOTTOSTANTE NE è UN ESEMPIO.E' PASSATO UN CERTO TEMPO, MA LA SITUAZIONE NON è CAMBIATA (NE' COME FATTI DI CASA NOSTRA NE' COME FATTI MONDIALI).

 

Bruna Spagnuolo (09 novembre 2009): INFLUENZA A / nuovo ‘pizzo’ in vite umane e vaccino da non fare

Avevo deciso di relegare gli argomenti relativi al genere umano (e dintorni) in un lungo periodo di silenzio sabbatico, ma, alla fine, non ce l’ho fatta… Gli annunci continui dei morti per influenza A mi hanno fatto capitolare. Gli anziani non dovrebbero morire di h1n1, perché pare che ‘quelli’ di una certa età dovrebbero essere venuti a contatto (nei decenni passati) con una qualche identità del ceppo del virus. I piccolini non dovrebbero morire perché pochi mesi e pochi anni non sono abbastanza per scomparire dalla faccia della terra e dallo screen della vita.

Nessuno avrebbe dovuto morire, con questa ‘influenza’, perché esiste l’antidoto (l’antivirus) accertato che può sconfiggere il virus e salvare la vita della gente. Dovrei dire ‘esisteva’, mi sa, perché i medicinali (come il Tamiflu) erano ovunque distribuiti (nelle farmacie)/ erano prescrivibili-acquistabili-assumibili e potevano tranquillamente fare il loro lavoro di antivirali.

 

È successa (e sta succedendo) una cosa ‘strana’ (a dir poco): gli ammalati sono stati lasciati-vengono lasciati in balia del virus. Tutto ciò che i medici hanno sempre fatto e cioè prescrivere la cura, questa volta, non è stato e non è valido. I medici hanno seguito/seguono le indicazioni ufficiali (hanno lasciato/lasciano i pazienti nelle proprie case, affidandoli alle cure dei parenti e a qualche blando antipiretico). La preoccupazione massima pareva e pare essere quella di ‘non intasare’ le strutture ospedaliere (e non quella di salvare le vite umane, come si faceva un tempo, quando, pur di non mettere a rischio la vita di nessuno si riempivano anche i corridoi e si allestivano veri e propri lazzaretti). La morale di questo comportamento è: “C’è la pandemia? Bene, lasciate che la gente lotti con il virus per suo conto; se sopravvive, buon pro le faccia/ se non sopravvive, si faccia il tampone, per diagnosticare H1N1 con certezza. Proprio così, signori; per quel che ne so, i medici non hanno ordine di prescrivere e fare eseguire tamponi (preventivi) ai pazienti (“perché tanto si sa che la pandemia riguarda l’influenza A, dal momento che l’altra influenza stagionale non ha ancora fatto la sua comparsa”) e non hanno neppure l’ordine di curarli, perché i medicinali antivirali non sono più reperibili nelle farmacie e perciò non sono prescrivibili. La bufala ricorrente è: “Gli antivirali sono appannaggio delle sole strutture ospedaliere”. È una bufala (con dolo), perché la cosa potrebbe avere un senso ove e se chi si ammala di H1N1 avesse diritto al ricovero e alle cure in automatico. Io credo che gli antivirali siano stati tolti dalla circolazione di proposito! Le vittime sacrificali (perite durante la pandemia) sono i martiri necessari a ’la causa’. Quale causa? Ma quella del guadagno oltre misura delle industrie farmaceutiche (e di chi con esse è red handed). Quale guadagno? Quello derivante dalle ‘derrate’ gigantesche (meglio rende l’idea il termine turco kojaman-quello che meglio di qualunque altro dà l’idea della grandezza smisurata) di vaccini. Ed è proprio lì che scende il picco minimo della caduta dell’uomo verso il basso: occorre far morire la gente, per ottenere la massima vibrazione della paura verso il terrore e per giungere, come salvatori, con un vaccino che nessuno mai prenderebbe in considerazione diversamente (perché testato in fretta e furia -senza l’osservazione di base sul periodo di almeno un anno, che già sarebbe inaffidabile- e, perciò, pericoloso e probabile portatore di meningiti e di malformazioni ossee). Le casse delle aziende farmaceutiche (e di quanti altri ‘canali’ conniventi?) si riempiano, intanto (vaccinando a tappeto- per mesi e fino a primavera, ben al di fuori del ‘pericolo’ legato al virus in questione), poi, se, più in là, molti dovessero morire di meningite o sviluppare altre forme di ‘danni’ e ‘malanni’, a chi importerà (e, quel che più conta, chi potrà avere voce in capitolo fino al punto di citare ai danni coloro che ora bombardano la gente fino a farle credere che inocularsi un vaccino meno sicuro del virus stesso sia una ‘necessità’)?

  

Cosa penso dei vaccini è noto (vedi articolo Vaccini-killer (e stragi di bimbi ignari)/ cosa fare- su TF), ma cosa penso di questo vaccino in particolare è cosa difficile da spiegare: come scindere ciò che è male da ciò che è male a una potenza superiore? I vaccini (con tutti i loro annessi e connessi) rientrano, purtroppo, tra le interessenze dei tentacoli bui del profit (e rappresentano una fetta sicura degl’introiti annuali fissi di quelli che oggi, ahimè, sono gli angeli del male del pianeta). ‘Questo’ vaccino (contro il virus H1N1) è (oltre a un danno) una beffa.

Aver paura del virus non è bello, ovviamente, specialmente quando at stake c’è la vita degl’innocenti (bambini, adolescenti, giovani o anziani che siano) e il ricorso al vaccino (visto come salvezza o persino come male minore o rischio ipotetico e improbabile) è più che comprensibile e giustificato. Chi ha degli affetti (preziosi come il sole) vuole saperli al sicuro (e, quando altra sicurezza non è available, accoglie di buon grado anche il vaccino non proprio testato secondo i canoni migliori), ma vorrei invitare la gente alla cautela e fare un appello a chi di dovere (perché rimetta in circolazione l’antivirus e dia alla gente la possibilità di curarsi, senza doversi inoculare un vaccino che, se non fosse una vera e propria minaccia ignota, sarebbe già, come tutti i vaccini, da evitare).

 

Molte potranno essere le sperequazioni (pro/contro o ignave), ma i conti, comunque, non tornano. I ‘burattinai’ delle tragi-pantomime influenzali (di virus vari- mutati- mutanti o stabili che siano) allestiscono gli stage della ‘rappresentazione’ annuale con anticipi inimmaginabili e trame tutte in noir… Come accade che l’antivirus (che non è ‘nato’ esattamente stanotte e neppure ieri notte) non venga distribuito per tempo e, se scarso, non venga ‘fabbricato’ con abbondanza (proprio in previsione delle pandemie con largo anticipo pronosticate)? È molto chiara (almeno per me) la strategia ‘lungimirante’ delle industrie farmaceutiche artefici dei destini (e della vita e della morte) delle popolazioni: ignorare il monitoraggio delle scorte dei medicinali vitali (e possibilmente dargli una spinta verso l’interruzione totale)/ ‘costruire’ una ‘ambientazione’ verosimile (con tanto di morto pro-città o pro-rione) per la ‘animazione’ apparentemente improvvisata intitolata ‘vaccini’. Chiaro è, altresì, anche che la ‘miopia’ dei governi (i custodi designati dei popoli) spiana ampiamente i sentieri di dette ‘strategie’, regalando alle industrie farmaceutiche vere e proprie strade maestre (per i molti funerali delle vite umane sacrificate).

 

Lo scopo della medicina è stato stravolto. Le aziende sanitarie di un tempo sono state sostituite da ‘qualcosa’ (o da non si sa più quanti altri qualcosa -poteri forti/ sottopoteri/ interessi) di spaventoso (che non ha più la salute come scopo) di cui i medici di base non sono neppure consapevoli.

I governi, se non sono manutengoli o ruffiani di quel ‘qualcosa’, sono in balia delle varie mafie della fantascienza morale dell’era moderna (che intasca un ‘pizzo’ fatto di vite umane).

  

Qualcuno, tempo fa, mi ‘consigliò’, per così dire, in un commento, di rendermi conto, infine, che i tempi antichi sono finiti. E son finiti sì (“ci voleva la zingara per indovinare la ventura”), lo so bene- ahimè- e, con essi, anche i tempi di certi valori sono finiti. Non tutto il progresso vero è negativo, ovviamente (là dove coincide con la civiltà), ma ci sono negazioni di valori che sono ‘amputazioni’ letali per il genere umano (e la svalutazione della vita operata dai vertici delle aziende sanitarie ridotte in business senza cuore ne è prognosi disarmante- e disarmata) e che fanno pensare ai tempi antichi con nostlagico longing. La figura del medico di un tempo (che, a dorso d’asino o di mulo, sfidava le bufere invernali, per raggiungere i casolari sperduti/ tentare ‘miracoli’ impensabili/ salvare contadini che, al massimo, avrebbero potuto pagarli con patate, castagne o uova) balza fuori dal passato come un valore di cui far bandiera corsara (contro i pirati-zomby odierni, che non si fanno scrupolo nel trasformare in carogne umane anche i bambini che amano la vita e  ne sono riamati).

   

Esistono vari ‘rumori’ underground, sul virus H1N1: 1- qualcuno dice che addirittura il virus sarebbe stato diffuso di proposito; 2- qualche medico ritiene che la suina possa funzionare come vaccino contro l’influenza stagionale; 3- alcune voci mormorano che i vaccini vengano prodotti su ‘scale’ diverse (a seconda dei ‘destinatari’).

Dare importanza al punto 1 non è difficile (sapendo quanta parte dell’umanità sepolta nell’animo umano marcisca by the hour, in nome del dio denaro, sempre e ovunque).

Attribuire qualche fondamento al punto 2 suona rassicurante.

Valutare il punto 3, invece, risulta tanto ostico quanto credibile (e tanto, altogether, ‘orrifico’). Molte cose si spiegherebbero, alla luce del punto 3, infatti, devo ammettere non senza un devastante turmoil nel cuore. La presenza delle sostanze foriere di malformazioni genetiche e di cancro nei vaccini è stata permessa e mantenuta (negli anni e nei decenni) e viene ‘tollerata’ e legalizzata ancora e ancora, con assurdo ‘disriguardo’ per la vita della gente di tutte le età e dei bambini innocenti, perché? Sarà perché, colà dove si puote, i ‘chi conta’ di turno vengono ‘insigniti’ di vaccini-regalie appositamente ‘confezionati’ (per il loro sangue presumibilmente ‘tinto’ o ‘macchiato’ di un blu importato non si sa da dove) senza ‘porcherie’ come il timerosal?

 

Intrighi e ingiustizie esistono dal tempo dei tempi, ma mai sono esistiti modi sì vili e orrendi di attentare alla progenie umana e mai su sì vasta scala. Poco importerebbe, comunque, se i ram che guidano il gregge potessero o volessero procurarsi elisir elitari (né se potessero ottenere di imporsi al mondo come cariatidi risparmiate dalla falce della morte). Importerebbe, però, se essi volessero guidare il gregge al dirupo e trucidarlo deliberatamente, pensando di sfuggire allo stesso destino.

Certo è che le istituzioni preposte alla difesa della vita tutto fanno fuorché difenderla, snaturate (nella migliore delle ipotesi e nella peggiore corrotte) dalle interessenze-profit (e da tutti i vari ‘reticoli’-parentele che ne conseguono). 

 

Vaccinarsi non è prudente: il vaccino potrebbe nascondere insidie peggiori del virus stesso.

 

Il virus H1N1 è partito dal Messico (Marzo 2009) e si è diffuso in tutto il mondo (che ormai, per le sue comunicazioni immediate e continue, condivide-globalizza il bene e il male). La sanità mondiale ha dichiarato lo stato di pandemia sin dal Giugno 2009. Si ammalano, in Italia, circa 540 mila persone alla settimana. Sono morte 26 persone. Sono state vaccinate 41 mila Italiani

L’Unità italiana di Crisi (nata il 24 Aprile e presieduta dal viceministro Ferruccio Fazio) può essere consultata per informazioni (e consigli) del caso. Questa è, in breve, la situazione nota alla stampa e all’opinione pubblica, ma… c’è qualcosa di più da sapere.

    

Ho espresso disagio (generalizzato) e disapprovazione e disarmato shock, nel paragrafo above. Le frasi lapidarie sono sintesi concettuali delle varie accezioni annesse e connesse e delle varie ramificazioni che i problemi spiccioli assumono nelle relazioni tra produzione-fornitura e consegna dei vaccini// riassumono la sostanza delle cose (eludendo i ‘passaggi’ innumerevoli tra ‘protocolli’-uffici-strutture). Devo ancora esprimere il dispiacere profondo aggiuntivo per le vie tortuose di coloro che (very much skilled in ‘burocratese’) sanno come ergere ostacoli bloccanti davanti a organismi e persone ‘animate di buone intenzioni’. Dico questo perché la Corte dei Conti ha emanato una deliberazione (n. 16/2009/P, del 21 Settembre 2009) e ha tentato di rendersi conto di come stessero le cose circa il contratto di fornitura del vaccino contro il virus H1N1.

    

I punti da chiarire erano molti (su tempi-modalità-qualità di produzione del vaccino/ difetti di fabbricazione o pericolosità anche fisica del prodotto/ difetti di fabbricazione e danni a terzi/ congruità tra fornitura e esborso/ ecc., ecc.), ma alla Corte dei Conti è stato vietato l’accesso al contratto (?!?!?). Questa è una cosa che non sta né in cielo né in terra. Il popolo italiano ha un governo e si aspetta di essere rappresentato (e protetto da esso): perché chi ci dovrebbe garantire (il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, in questo caso) ha apposto il segreto di Stato a qualcosa che dovrebbe essere ‘esposto’ (con la trasparenza della ‘cosa’ pubblica –tanto più che decide della vita umana)? Cosa nasconde il ‘vaso’ di Pandora che il segreto di Stato sigilla? Perché non si bada a ‘inezie’ come la sicurezza della vita umana e neppure a condizioni contrattuali visibilmente sfavorevoli da tutti i punti di vista?

  

Perché il ministero in questione protegge gl’interessi di Novartis Vaccines and Diagnostics Srl, anziché quelli dei cittadini italiani (che gli danno mandato e legittimità)? La risposta è: perché questa pandemia è stata ‘ancorata’ sotto l’ombrello della Protezione Civile. E perché è accaduto ciò? Ed è giusto? Si può trattare una malattia (sia pure divenuta pandemia) come frane e inondazioni e come altre ‘emergenze’ civili? E dove mettiamo la ‘competenza’ giusta (e la ‘alfabetizzazione’ medico-sanitaria adeguata a difendere la salute e la vita)?

   

Le ‘provviste’ del vaccino sono on the way, le strategie vaccinali pure. La gente è stata ‘preparata’ a dovere e sarà più che disposta a sottoporsi o a sottoporre all’inoculazione i suoi affetti, perché ha avuto troppa paura di non rientrare nel numero dei ‘fortunati’ (cioè di coloro che, vaccinandosi e vaccinando i loro cari, potranno sentirsi al sicuro). Pochi sanno che vaccinarsi non è consigliabile (e che è, anzi, da escludere nel modo più assoluto). Non vaccinatevi, per favore, e non vaccinate i bambini (che sono già serviti da cavie arricchenti alla mafia sanitaria, dalla quale hanno subito attentati-vaccini tetra e persino esa-valenti contro le malattie che, nei tempi in cui la medicina non attentava alla vita, erano dichiarate necessarie). La sconfitta del vaiolo e poi della polio avrebbe dovuto schiudere un’era senza vaccini, in cui i bambini dovrebbero farsi le malattie anticamente chiamate d’obbligo (e usarle come fucina in cui temprarsi, per sviluppare un sistema immunitario a prova di insidie-intemperie-malattie). Così non è, perché una popolazione infantile che diventi adulta e tramandi agli eredi un sistema immunitario forte non è auspicabile per chi guadagna sulle malattie (e per chi, ergo, si adopera per tramare espedienti tortuosi da tramutare in sistemi di vita per le popolazioni cagionevoli che sono gli unici e veri asset vitali dei loro imperi economici). La salute, oggigiorno, ‘non paga’: questa è la sacrosanta e terribile verità. È la malattia a pagare (e quanto, mio Dio, quanto…). Non ci si può più fidare dei punti di riferimento su cui eravamo abituati a contare, purtroppo… Ciò che possiamo fare è evitare di farci ‘pilotare’ dai Media (attraverso la pressione costante e continua) e cercare di vivere, almeno ove possibile, cum grano salis. Chi si ammala ha diritto a pretendere il tampone (ha diritto, cioè, a sapere se ha contratto un raffreddore, una bronchite ‘normale’ o ‘la’ suina) e, se ‘la’ suina dovesse avere, ha diritto a pretendere l’antivirale (il semplice medicinale che gli salva la vita). Non è accettabile sentir parlare di ‘tampone’ quando già si parla di autopsia (e cioè post mortem). È il caso di parlare di ‘tampone’ quando la gente si ammala e quando è ancora viva e vegeta ed è il caso (viva la vita) di parlare di ‘cura’ (se Dio vuole) e non sempre e solo di ‘vaccini’. Basta con le morti ‘a sorpresa’ di gente che ‘stava bene’/ ‘aveva soltanto la febbriciattola’/ ‘è stata portata all’ospedale troppo tardi ed è morta prima che potesse essere aiutata’ o di gente che era già ricoverata e non ha mai realmente saputo con certezza di avere ‘la’ suina (cosa che poi hanno saputo gli altri, quando è morta e quando, cioè, finalmente, il personale sanitario si è deciso ad effettuare il tampone).

   

La vita è la vita (ed è la sola che abbiamo), difendiamola con le unghie e con i denti, anche a costo di fare delle querele e di fare più chiasso possibile. Non fidiamoci/ non restiamo in silenzio/ non subiamo/ non lasciamoci ‘suicidare’. Uniamoci contro le sperequazioni dissacranti (che sono la faccia buia del mondo) e facciamo l’infinitesimale ‘poco’ che è nelle nostre possibilità (per spegnere la faccia buia e accendere quella solare).

 

 

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